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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2011

Combinazione Casuale augura a tutti buon anno

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Con questo disegno di Nico Sciacovelli, Combinazione Casuale augura a tutti un buon anno nuovo e torna Lunedì 2 Gennaio 2012

La mente e i suoi effetti sulla carne: Scanners (di D. Cronenberg, 1981)

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C'è un regista (e un autore) che ho spesso nominato su questo blog ma che non ho mai trattato direttamente, quasi ne avessi paura. In effetti è difficile parlare di David Cronenberg e del suo cinema, ci vogliono strumenti difficili da dominare e, soprattutto, tanta pazienza. Eppure io ci ho provato e nonostante il risultato non sia granchè voglio proporvelo lo stesso, prima che questo 2011 ormai agli sgoccioli termini magicamente.

Sin dalle origini, il cinema di Cronenberg ha avuto come tema centrale la carne e le sue mutazioni. Come ogni percorso artistico, anche il suo ha avuto bisogno di alcune svolte e la prima c'è stata senza dubbio nel1981 quando si avvertì un primo sostanziale cambiamento, sia per quanto riguarda la forma che il contenuto. Vogliamo dare un nome a questo cambiamento? Ok, Scanners.

Cameron Vale è uno scanner, individuo dotato di poteri telepatici. Vale, incapace di controllare la propria abilità, viene arruolato da una grande multinazionale, la ConSec, che …

Il Cigno Nero (di D. Aronofsky, 2011)

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Primo fatto: ci sono autori che vivono di ossessioni. Secondo fatto: non tutti gli artisti, per quanto bravi, riescono a rappresentare il proprio mondo interiore. A tirarlo fuori e a trasmetterlo con lucida consapevolezza. Terzo fatto: la differenza tra dentro e fuori, bene/male, bianco e nero, non sempre è netta e definita.
Cose banali, cose che non servirebbe ripetere. Eppure potremmo definire questi tre "fatti" punti di partenza essenziali per parlare del film di oggi: Il Cigno Nero(Black Swan) di Darren Aronofsky.
New York: il regista teatrale Thomas Leroy sta allestendo con la propria compagnia Il Lago dei Cigni. Ha deciso di sostituire la prima ballerina Beth con Nina, una giovane promettente che sogna da tutta una vita il ruolo del cigno bianco. Nina però entra in competizione con unì'altra ballerina, Lily. La lotta per il ruolo più importante si trasformerà ben presto in un precipitare nel lato oscuro che tutti portiamo dentro.
Quando si tratta di ossessioni,

Le 10 Canzoni di Natale

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Ok, ieri lo speciale classificando natalizio era dedicato al cinema. Oggi, che è il 24, la vigilia, il giorno prima di Natale, ho deciso di dedicarlo alla musica, facendo la classifica dei fantastici 10 di Natale: ecco a voi le (miei) migliori canzoni natalizie.
10)Sottotono - Ieri, Oggi & Domani ft. Kay Bianco & Speaker Cenzou - Non posso non inserire questo pezzo nella mia classifica ideale delle canzoni di Natale. Pezzo italiano, hip hop nostrano con testo di denuncia sociale. Forse molti storceranno la bocca ma a me interessa poco: ho amato sto pezzo e ve lo propongo



09) The Who - Christmas - Anche gli Who cantano per Natale. Però questo brano è tratto dal film Tommy del da poco scomparso regista Ken Russell.




I FANTASTICI 10 DI NATALE

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Ok, inutile far finta di niente: siamo vicini (anzi, vicinissimi) ad un altro Natale. E' il 23, l'antivigilia, l'inizio (della fine), l'approssimarsi ad un altro anno che, personalmente, spero sia almeno un po' meglio di quanto sia stato questo disastroso 2011.
Ho pensato: vale la pena festeggiare il Natale anche su questo blog? In effetti non se ne sentiva la neccessità. Eppure il Natale è comunque il Natale, e visto che non si può fare finta di niente, meglio far buon viso a cattivo gioco. Così ecco la classifica di oggi. Partirò dalla classica "dei migliori film di Natale" e, se vi va, dite quali sono i vostri:
10) Mamma ho perso l'aereo (1990) - Un classico, soprattutto per una generazione come la mia. Da inserire a prescindere, per il resto basterebbero il regista Chris Columbus e Joe Pesci.
09) Un Natale Rosso Sangue (1974) - Il primo slasher della storia (dopo il film di Bava, sempre meglio dirlo). Non guardatevi il remake, ma questo.,…

IL MIGLIOR FILM DELL'ANNO

Come potete vedere qui a lato, sulla destra, ho aperto il sondaggio su quale sia il miglior film di questo 2011 quasi concluso. Ovviamente ne ho potuti inserire solo alcuni, quelli che ritengo i migliori. Votateli, se vi va, c'è tempo fino alla mezzanotte dell' 1 Gennaio 2012.

Dal fumetto al film, immagini in movimento: Il Corvo (di A. Proyas, 1994)

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Tra le mie passioni, oltre alla musica, al cinema e alla letteratura, c'è il fumetto. A dire il vero, tanti anni fa, ero quasi ossessionato da questa forma d'arte che in Italia viene ancora considerata di serie B. Ne leggevo a non finire, americani o giapponesi non importava, ne ero rimasto quasi stregato senza neanche accorgermene. E' stato proprio quando ero un ragazzino che, tra le mani, mi capitò un albo molto interessante ma che non compresi a pieno e che, solo dopo molto tempo, riuscii veramente ad apprezzare e amare: si tratta di The Crow (Il Corvo). 
Era il febbraio del 1989 quando, in America, la Caliber Press pubblicò il primo numero di questa miniserie destinata a scatenare l’interesse degli appassionati di fumetto di tutto il mondo. L’autore, James O’Barr, aveva disegnato le prime tavole di questo capolavoro nel 1981, quando era a Berlino stanziato con il corpo dei Marines.  La pubblicazione di The Crow, sospesa per il fallimento della Caliber, fu continuata dal…

Halloween, La notte delle Streghe (di J. Carpenter, 1978)

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Andare al cinema. Un atto pratico per chi la settima arte la ama. Un atto d'amore. Andare al cinema è come andare a trovare un amico per il puro gusto di vederlo: non si tratta soltanto di guardare un film, ma di tutto il resto: assaporare l'atmosfera del buio infranto dalla luce dello schermo, i sussurri, i sussulti. Sprofondare in un sedile e perdersi in un mondo che in quel momento ci appartiene, anche se solo per un po'. Per un appassionato di horror, però, spesso andare al cinema può essere un atto rischioso e persino spiacevole. Può essere paragonato all'andare a casa di un amico solo per ritrovarci d'avanti a un estraneo. La colpa è di tanti inutili remake, di tanti registi sciocchi, di produzioni a caccia di soldi facili e di tanti teen horror che ormai non fanno più paura nemmeno ai teen. Per questo (e per tanti altri motivi) a volte sento di essere nato nel momento (storico) sbagliato. Faccio un esempio banale: era il lontano 1978 quando John Carpenter s…

The Believer (di Henry Bean, 2001)

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La fuga da se stessi è una fuga dalle proprie radici. Quel che siamo, in fondo, non è altro che quel che nasciamo per essere. Il libero arbitrio è una frustrante presa per i fondelli. La libertà di scegliere è una libertà effimera perchè basata su un falso presupposto come la libertà intellettuale. Politica, retaggio culturale, istruzione istituzionalizzata, religione: strumenti oppressivi proprio perchè strumenti del potere. Oggi come ieri, fin dagli albori della società civile. 
Questo è il presupposto di base da cui vorrei partire per parlare di un film bello e poco conosciuto, una di quelle perle passate sotto silenzio forse perchè portatrice di idee e riflessioni tutt'ora scomode: The Believer, classe 2001, diretto da Henry Bean.
Daniel Balint è un ragazzo intelligente e colto lacerato da una contraddizone interiore: è infatti uno skinhead neonazista ma, allo stesso tempo, un ebreo. Daniel disprezza gli appartenenti alla sua razza e partecipa ad incontri con altri militanti…

Brad Anderson incontra Ballard: prime notizie su Concrete Island

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Ok, questa volta parliamo di un film che deve ancora uscire e che, al di là di trama, attori e regista, è interessante soprattutto per uno sciocco e semplice motivo: è tratto da un romanzo di J. G. Ballard.
Per molti, forse, questo nome non vorrà dire un bel niente (spero di no), ma per tanti appassionati di fantascienza Ballard è una sorta di mito, una specie di guru della letteratura.  Tanti, troppi, hanno cercato di tradurre le sue opere in film. L'unico, a mio parere, ad esserci veramente riuscito è stato David Cronenberg con il suo Crash, tratto dal romanzo omonimo.
Questa volta, a cimentarsi in una simile impresa, sarà Brad Anderson, conosciuto per l'interessante Session 9, il bel The Machinist (o, in italiano, L'uomo senza sonno) e per quella cagatina dal titolo Vanishing on 7th Street (l'avete visto? No? Fortunelli), oltre che per qualche puntata della serie Fringe.
Ora, che il buon Brad sia stato un talentuoso (forse) bruciato, sembra quasi fuor …

Sileni (di Jan Svankmajer, 2005)

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Un po' di tempo fa ho parlato di Jan Svankmajer, regista ceco semi sconosciuto eppure geniale nel proprio modo di fare cinema. Avevo promesso che sarei tornato sull'argomento e ho deciso di farlo proponendovi una recensione di quello che secondo me è il suo capolavoro: Sileni.
Sileni è un lungometraggio del 2005, candidato persino agli Oscar come miglior film straniero, premio che non vinse in favore de Le vite degli altri. Un film sui manicomi, anzi no: un film sulla pazzia, come dice il titolo stesso (sileni, in ceco, significa pazzia)
Jean Berlot, giovane affetto da turbe psichiche ereditate da sua madre, al ritorno dal funerale di quest'ultima si imbatte in uno strambo nobiluomo francese, il Marchese che lo invita a passare la notte nel suo castello. Lì si troverà a vivere esperienze stranianti e blasfeme, tra messe nere, orge, fino ad arrivare agli strani esperimenti del Marchese nell'esercizio del controllo della paura e alle teorie di uno psichiatra che crede n…

JappoAnime - Terza puntata: Death Note

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Oggi, per il terzo appuntamento con la rubrica JappoAnime, vorrei parlare di uno degli anime più belli degli ultimi vent'anni, unico nel suo genere: il suo titolo è Death Note. Serie anime trasmessa per la prima volta in Giappone nel 2006, Death Note è tratto dal manga omonimo scritto da Tsugumi Ohba e disengato da Takeshi Obata.
Lo studente Raito "Light" Yagami è un ragazzo dotato di una straordinaria intelligenza e con una vita apparentemente tutta in discesa. Bello, di buona famiglia e corteggiato dalle ragazze, è comunque una persona estremamente infelice: ogni volta che osserva il mondo che lo circonda lo trova corrotto e ingiusto. Un giorno trova nel cortile della scuola un quaderno dal nome Death Note. Presto scoprirà che quello è un libro appartenente allo shinigami Ryuk e, in quanto tale, uno strumento importantissimo per un dio della morte: infatti scrivendoci sopra il nome di un essere umano, questo muore. Ben presto Light inizierà ad utilizzare il death note…

Il futuro è ovunque: ecco a voi gli eBook Reader

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Oggi vorrei parlare in maniera generica di qualcosa che poco c'azzecca con questo blog, ma che ritengo possa essere utile a chi, come me, mastica libri con una certa regolarità: sto parlando del mondo degli eBook Reader.
Ho letto molto su questa tecnologia, mi sono informato e, dopo aver raccolto un certo numero di informazioni, ne ho comprato uno. Risultato? Forse uno degli acquisti migliori degli ultimi anni.
Ma cos'è un eBook Reader (o più semplicemente eReader)? Ovviamente, come dice il nome stesso, è un lettore di eBook, ovvero libri in formato elettronico, digitale. Oggetti che somigliano a tablet ma non sono tablet. Le differenze? I tablet hanno varie funzioni (navigazione internet, programmi vari - come quello di scrittura - navigatore, video, audio, lettura di eBook) e sono dotati di schermo lcd a colori. Gli eReader permettono solo di leggere gli eBook (vabbè, non proprio, ma lo spiegherò dopo) e sono dotati di uno schermo particolare, a tecnologia e-ink, per ora so…

The Alphabet (di D. Lynch, 1968)

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Il cinema di David Lynch (di cui ho parlato spesso in questo blog... sarà forse il mio regista preferito?) è un tipo di cinema fortemente influenzato dall'arte plastica e visiva. Niente di strano, se si pensa il regista del Montana nasce come pittore e che si introduce nel mondo del cinema dalla porta di servizio, attraverso la videoarte rappresentata dall'ormai famoso Six Figures Getting Sick, vero e proprio quadro in movimento.
Oggi però vorrei parlare di The Alphabet, secondo cortometraggio dell'artista dalla trama pressoché indefinibile: in uno scenario onirico, quasi da incubo, una ragazzina a letto è perseguitata dalle lettere dell'alfabeto, che provocano in lei un vero e proprio malessere, fisico e interiore.
The Alphabet, come Six Fugures Getting Sick, è un ibrido distante dalla creazione cinematografica: un'opera sperimentale che combina animazione (da quella classica all'ormai famosa stop motion) a recitazione. Il risultato è un'opera surrealis…

Vita (Poesia)

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E fuori zittiscono le urla. Intanto sento piangere e i cani latrare come drogati in crisi d'astinenza.
Le auto schiaffeggiano la notte, una vecchia signora vestita d'asfalto. Le mie mani chiederanno scusa, domani, accarezzando i marciapiedi e i palazzi fissi come gargoyle, illuminati come angeli in una città di soffi e ombre.
Ho amato troppo ho bevuto troppo non ho mai fatto a botte.
E' triste, ma la vita non sempre è come ce la si aspetta.

Intervista col Vampiro (di N. Jordan, 1994)

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Qualche post fa ho parlato di vampiri nel cinema. Ho parlato del dolore nel vedere questi personaggi tanto affascinanti e malinconici trattati come sciocchi adolescenti nella saga di Twilight. Ho parlato di Dracula di Bram Stoker e della bellezza del film che ha rilanciato la figura del vampiro più famoso del mondo.  Questa volta invece vorrei parlare di un film estremamente affascinante dedicato ai miei (nostri?) amati succhiasangue: Intervista col Vampiro di Neil Jordan (1994)

Il vampiro Louis De Point Du Lac (Brad Pitt) decide di raccontare in un'intervista al giornalista Daniel Malloy (Christian Slater) la propria vita di non-morto, dalle origini in Louisiana, quando fu trasformato dallo spregiudicato Lestat (Tom Cruise), al suo incontro con la piccola Claudia (Kirsten Dunst), la bambina-vampira; dal viaggio assieme a lei in Europa, dove incontrerà Armand (Antonio Banderas), potente vampiro di Parigi, fino al suo ritorno a New Orleans, sua città natale.
"Avevo vent…

La maison en petits cubes (di Kunio Katō, 2008)

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Dopo tanto horror, tanto sangue e tanto b-movie, direi che è arrivato il momento di lasciarsi un po' andare alla dolce e delicata bellezza dell'animazione giapponese, questa volta nelle fattezze di uno splendido cortometraggio di qualche tempo fa:La Maison en Petits Cubes di Kunio Katō.

Un vecchio, in una città sommersa dalle acque, costruisce sempre nuovi piani della propria casa man mano che il livello dell'acqua sale. Un giorno però, per errore, la pipa gli cade nei piani inferiori ormai allagati. Il vecchio decide di spingersi nei recessi della sua "maison" per cercare di recuperarla, in un viaggio che si rivelerà un vero e proprio viaggio nei recessi della memoria.
Vincitore del Premio Oscar nel 2009 come Miglior cortometraggio animato, Tsumiki no ie (massì, chiamiamolo con il titolo originale) è un corto d'animazione del 2008 che parla di memoria forse nell'unico modo possibile: tramite musica e immagini. Questa piccola opera di appena …

Dracula di Bram Stoker (F. F. Coppola, 1992)

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Fenomeno Twilight: vampiri glitterati con la porporina del Cioè che affascinano adolescenti incapaci di intendere e di volere con la forza del loro divismo hollywoodiano. Ovviamente non parlo della saga su carta stampata (non l'ho letta e non mi interessa farlo) ma di quella su pellicola, una vera e propria soap-opera che invece di far rivivere il mito del vampiro lo affossa completamente, trasformando i non-morti da esseri romantici e pieni di fascino in divi di plastica a due dimensioni.
Eppure non sono così lontani altri tempi e altri film, ormai caduti nell'oblio, come non fossero mai esistiti. Il Lestat di Intervista col Vampiro riderebbe di Edward e Bella (che bella non è) e l'aristocratico Dracula del film di Coppola li snobberebbe quasi irritato. Bram Stoker invece rimarrebbe zitto e ne avrebbe ben ragione, visto che il suo nome è rimasto impresso nella storia grazie ad un plagio. Ma questa è tutta un'altra storia. 

Era il 1992 quando il romanzo dello scrittor…

Requiem for a Dream (di D. Aronofsky, 2000)

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Oggi, visto che mi è stato riportato alla mente (anche se la colonna sonora di questo film è sempre nello stereo della mia auto), vorrei parlare di una perla di uno di più grandi cineasti di questa generazione, Darren Aronofsky. Il film in questione è Requiem for a Dream.
“I sogni son desideri/ chiusi in fondo al cuor/ nel sonno ci sembran veri/ e tutto ci parla d'amor/ se credi chissà che un giorno/ non giunga la felicità...”
Cantava così Cenerentola, nell'omonimo film della Disney. La stessa Cenerentola che, a fine cartone, ribaltava la propria iniziale situazione di svantaggio, realizzando i propri sogni e i propri desideri nel più classico dei “the end”. E vissero tutti felici e contenti, ma si sa, è sempre cosi che va a finire nelle fiabe.
Non è così però che finisce nella realtà, soprattutto se si tratta di una realtà che svilisce i sogni e in cui i desideri non si avverano (quasi) mai, rimanendo per sempre tali.
Questo ce lo spiega il buon Aronosfky nel suo crudo …