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Visualizzazione dei post da Marzo, 2013

Sorvegliato Speciale (di J. Flynn, 1989)

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Uno dei film che ha segnato la mia infanzia è stato sicuramente Sorvegliato Speciale di John Flynn. Ovviamente da ragazzino non avevo la minima idea di chi fosse John Flynn (e non mi perdevo molto), però sapevo bene chi era Sylvester Stallone e per me Sorvegliato Speciale (1989) è e continua ad essere un film di Stallone, ancora lontano dal dedicarsi alla regia ma già da molti anni icona del genere action e non solo.  Ricordo una vhs con il nastro consumato per quante volte l'avevo guardata, riavvolta e riguardata, quella sensazione di essere di fronte a un cult senza neanche sapere cosa fosse un cult. La magia del mettersi d'avanti al televisore del salotto dopo aver cenato. Insomma, esperienze tra il cinema e la vita reale, e al diavolo il reale valore della pellicola.
Frank Leone è un detenuto a cui mancano sei mesi per riacquistare la libertà, se non fosse che un giorno viene trasferito in un carcere di massima sicurezza ad opera del direttore Warden Drumgoole. Lo scopo de…

Ju-on: Rancore (di Takashi Shimizu, 2003)

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Le saghe horror sono spesso vere e proprie miniere d'oro per l'industria cinematografica. Nuove, come Paranormal Activity e Saw, o più vecchiotte, come Nightmare, Halloween o Venerdì 13. Magari cominciano con prodotti di valore ma poi tendono a divenire giocattoli utili solo a far cassa. Perché la saga è caratterizzata dall'elemento seriale, che tanto appassiona lo spettatore, e ha più tempo per poter entrare a far parte dell'immaginario collettivo. Diventa cult e non neccessita di particolare fantasia. La cosa vale tanto per quelle occidentali quanto per quelle orientali, anche se quest'ultime arrivano con più difficoltà qui da noi, magari dopo uno o più remake. 
Tra le saghe j-horror più famose e conosciute c'è sicuramente quella di Ju-on, ideata da Takashi Shimizu che ne ha scritto e diretto i primi quattro episodi, i primi due diretti al mercato televisivo, gli altri a quello cinematografico. Ed è sul terzo film della serie (2003) che voglio concentrare la…

Mama (di Andy Muschetti, cortometraggio)

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Mentre nei cinema il film La Madre fa storcere il naso agli horror-maniaci, nel web il tanto osannato cortometraggio da cui è stato tratto sembra essere (per questione di diritti) scomparso nel nulla. Eppure - non so grazie a chi - sembra sia stato riproposto su youtube preceduto dal commento di Guillermo del Toro, qui non in qualità di regista ma si produttore e di scopritore di talenti  Si tratta di un corto di meno di tre minuti, diretto da Andy Muschetti (poi scelto come regista del lungometraggio). Un esplosione di orrore che molto deve al cinema orientale, diretto magistralmente e con uno stile tutt'altro che banale. Certo, la tecnica alla fin fine è quella del "bu" visivo e sonoro, ma la costruzione del climax in così pochi secondi è riuscitissima e un applauso va alle due protagoniste Victoria Harris e Berta Ros. Insomma, a me ha fatto veramente paura, motivo per cui non mi sono ancora deciso a vedere La Madre. Ve lo ripropongo qui, nel caso ve lo siate perso:

Boogeyman: una classifica

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E allora mi sono chiesto: di che parlo oggi? Ecco, oggi ho voglia di fare una classifica. Anche se è lunedì, anche se probabilmente delle mie classifiche non gliene frega niente a nessuno. Però io la faccio lo stesso perchè "il blog è mio e ci metto tutti i conigli che mi pare" (cit. adattata). E allora parto con una classifica che ho voglia di fare da tanto, ovvero quella sui boogeyman più paurosi/fighi di sempre. Ovviamente secondo i miei canoni. Perché la figura dell'uomo nero da sempre condiziona le tipologie di culture più disparate, da nord a sud, da est a ovest. Il cinema horror, proprio perché metafora culturale (e politica), ha sempre fatto di questi simboli di terrore collettivo il perno su cui hanno girato alcune delle produzioni più riuscite di sempre. Ma anche meno. Anche il fantasy, volendo, ma l'horror sicuramente di più.  Ora, vista e considerata l'angolatura da cui vorrei proporre la cosa, cercherò di non limitarmi ai migliori cattivoni della st…

LIEBSTER AWARD

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Post fancazzista domenicale. Perché la Domenica faccio come il boss (quello lì, quello su in alto) e mi riposo ma questa volta no, ho una catena da portare a termine. Tutto questo perché l'altro giorno sono stato insignito di uno di quei premi che premiano (ops...) blog che secondo qualcuno meriterebbero di essere più conosciuti. Ecco, per La Firma Cangiante e Frank Manila sono uno di questi e io li ringrazio.  Il premio si chiama Liebster Award ed è diretto a blog con meno di 200 followers. Quindi non-famosi. Ovviamente ci sono delle regole da rispettare:
1) ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post. 2) rispondere alle undici domande poste dal blog che ti ha premiato. 3) scrivere undici cose su di te. 4) premiare undici blog che hanno meno di 200 followers. 5) formulare altre undici domande a cui dovranno rispondere gli altri blogger. 6) informare i blog del premio.

Impossible Movies Project: Ronnie Rocket (di David Lynch)

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Di progetti fighi se ne incontrano nella bloggosfera, ma devo ammettere che fighi come questo non ne avevo mai sentiti. Si tratta di Mr. Giobblin e del suo blog Minuetto Express, che ha ideato l'Impossible Movies Project. Che cos'è? Lo potete scoprire qui, ma riassumento si tratta di recensioni di film che non esistono ma che sono stati pensati, ideati, magari dotati di sceneggiatura ma che alla fine non sono mai stati realizzati, per un motivo o per un altro. E io, che amo David Lynch (ma va?), ho pensato di scriverne una su Ronnie Rocket, un film che in tanti anni nessuno ha mai voluto realizzare. Quindi, lo ripeto, questa è una recensione inventata scritta su un film che non esiste (per ora). Si aprano le danze.

Ataque de Pànico! (di Fede Álvarez, 2009)

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Le informazioni sul remake de La Casa, prodotto da Sam Raimi, ormai stanno affollando il web e mettendo in fibrillazione tutti gli amanti dell'horror nati dal '93 in poi. Io, più che altro, sono confuso e spaventato, ma non è di questo che voglio parlare. Invece voglio parlare dell'uruguaiano Fede Álvarez, il regista scelto da Raimi per la direzione del "suo" film. Uno che nel corso della propria carriera ha girato solo short film, cortometraggi, e di cui non si è mai accorto nessuno fino al 2009.
Poi, nel 2009, il mondo ha notato Ataque de Pànico!. Sarebbe stato difficile il contrario, a dirla tutta, perché Ataque de Pànico! è un piccolo gioiello: quasi 5 minuti di robottoni, esplosioni, gente che scappa urlando. E no, non c'è un motivo o una storia alla spalle di tutto questo. Ci sono solo robottoni, esplosioni e gente che scappa urlando. Qualche astronave più una musica incalzante (di John Murphy) che accompagna questo videoclip di un'invasione aliena…

Terror Train (di R. Spottiswoode, 1980)

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Gli anni '80 possono essere definiti senza ombra di dubbio il periodo d'oro per il (sotto)genere slasher. Gli anni di una fortuna iniziata nel 1978 con l'epigono Halloweene continuata con i successi di Venerdì 13 Nightmare on Elm Street. Intanto nel 1980, l'anno di passaggio tra un decennio e l'altro, uscì Terror Train, slasher canadese diretto da un Roger Spottiswoode al suo primo lungometraggio.
Un gruppo di ragazzi festeggia la fine del college. Per l'occasione ha affittato un treno su cui dar vita al party in maschera più grandioso di tutti i tempi. Peccato che assieme a loro ci sia un serial killer trasformista che ha deciso di vendicarsi di uno scherzo finito male di tre anni prima. 
Vuoi perché a modo suo è stato uno slasher atipico, vuoi perché nel cast c'è la scream girl per eccellenza Jamie Lee Curtis, ma Terror Train è tutt'ora un cult e nel periodo della sua uscita ottenne un insperato successo di pubblico e di critica. Niente male per un …

Bruce Willis Day: Slevin - Patto Criminale (di P. McGuigan, 2006)

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Ed ecco che oggi è il compleanno di un'icona. Uno che a 58 anni suonati ancora scappa, corre e spara tra esplosioni e battute sagaci. Bruce Willis. Un mito per chiunque sia nato tra gli anni 70-80 (e inizio dei '90, perché no). Avete presente Trappola di Cristallo, Die Hard, Ancora Vivo e l'Ultimo Boy-Scout? Ecco, proprio lui. E visto che stiamo parlando di un mito io e altri esimi colleghi bloggher abbiamo deciso di dedicare a Willis una ricorrenza: il Bruce Willis Day. Ora, se mi fermassi a pensare ad un film rappresentativo per/con Bruce degli ultimi 10 anni, mi verrebbe in mente Slevin - Patto Criminale. Qualcuno obbietterà che in questa pellicola del 2006 diretta da Paul McGuigan, Willis non è un protagonista, ma è proprio qui il nodo della questione: nonostante non sia il protagonista, ancora una volta il Nostro riesce a catalizzare l'attenzione su di se. E recita in una parte adatta non solo al proprio status di duro, ma persino alla sua età anagrafica.
New Yor…

Noi Siamo Infinito (di Stephen Chbosky, 2012)

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Quando mi hanno consigliato di vedere questo film non ero sicuro fosse una buona idea perché di solito basta il genere per spaventarmi: teen commedy o, peggioancora, teen drama. Sta di fatto che questo The Perks of Being a Wallflower non mi ispirava molto anzi, per niente.  Però quando chi è degno di fiducia o chi mi conosce bene mi consiglia un film (grazie Silvia, grazie Roberto), io lo guardo. In fondo sono un inguaribile romantico. E posso dire che mai come questa volta ho fatto bene, perché The Perks of Being a Wallflower è un film splendido che mi è esploso dentro continuando a farmi vibrare anche molto tempo dopo la fine della visione. 
Anni '90: Charlie è un timido adolescente al primo anno di liceo. Il suo carattere e alcuni traumi del passato non gli permettono di socializzare facilmente, ma per fortuna Charlie incontra Sam e Patrick, studenti all'ultimo anno che gli permettono di entrare nel loro gruppo sgangherato. Sarà proprio questa amicizia e l'incontro con …

La Jetée (di Chris Marker, 1962)

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1962: Chris Marker è un regista francese ma anche un fotografo e direttore della fotografia. La sua opera più conosciuta e importante è il cortometraggio La Jetée, ma questo titolo dirà poco allo spettatore medio. Dirà forse qualcosa in più il titolo L'Esercito delle 12 Scimmie, lungometraggio di Terry Gilliam diretto nel 1995, che di questa piccola opera francese è omaggio (come ricorda il regista nei titoli di testa) e debitrice. Questa volta non me la sento di criticare chi non ne ha mai sentito parlare di La Jetée. Colpa dei tempi che corrono, che privilegiano il nuovo rispetto al vecchio. Ma il vecchio, spesso, è già futuro. Solo che non lo sappiamo.

Antiviral (di Brandon Cronenberg, 2012)

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Essere "figlio d'arte" porta con se talmente tante responsabilità che pochi possono comprendere o sostenere. E' la classica croce sulle spalle, perché se da un lato avere "un nome" ti apre molte porte, da un altro te le chiude. E se non ci credete chiedete a Jennifer Lynch. Chiedete.  Antiviral (2012) è l'opera prima di un figlio d'arte: Brandon Cronenberg. Fare i conti con quel cognome è faticoso, soprattutto adesso che il Cronenberg Senior viene dato per spacciato da chi ha reputato i suoi ultimi film una specie di "canto del cigno". Eppure Brandon, come facesse sto lavoro da una vita, se ne esce con un film che reputare straniante sarebbe limitante. Se ne esce con una pellicola originale, autoriale, dotata di un'identità precisa. E noi qui a fare la ola perché eventi del genere sono veramente rari.
In un futuro non meglio precisato le case farmaceutiche si appropriano dei diritti di virus che contagiano le star per poi rivenderli ai …

La Casa Sfuggita (di I. Zuccon, 2003)

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Mi sono accorto che questa settimana è iniziata all'insegna dell'horror qui su Combinazione Casuale. La cosa è quasi ovvia, visto che l'horror è il mio genere preferito, ma quelli di cui ho parlato non sono propriamente horror bensì horror commedy. Poi mi sono reso conto che pochissime volte ho parlato di horror italico qui da me e me ne dispiaccio. Ora, se penso al regista di genere più importante dell'ultima decade qui in Italia, mi viene in mente solo Ivan Zuccon. Un nome che ai non appassionati dirà veramente poco, perché guarda caso sto signore qui da noi continua ad essere parzialmente sconosciuto mentre in altri paesi (tra cui Germania e Giappone) è una specie di star. 
Allora, Zuccon è l'unico tra i registi horror contemporanei a poter essere considerato lovecraftiano. E non perché questo aggettivo fa tanto figo o intellettuale nell'ambiente:
"Ehy, ma lo sai che il tuo film è molto lovecraftiano?" e giù analisi sull'Altrove e sull'orro…

Stitches (di C. McMahon, 2013)

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Conor McMahon non è un regista conosciuto, il suo nome dice poco, i titoli dei suoi film ancora meno. Però è irlandese e quando si tratta di anglosassoni bisogna stare sempre attenti, perché quegli ubriaconi dall'accento strano sanno il fatto loro, soprattutto quando si tratta di cinema.  McMahon viene dalla serie B, dove B sta per pochi soldi e non per incapacita dietro la macchina da presa. E' uno abituato a lavorare con due euro e tanta fantasia e ha un senso dell'umorismo spesso e rumoroso. Non che c'entri qualcosa con i nostri Boldi e De Sica, né con l'horror commedy statunitense tutta tette e culi, solo che lui non va tanto per il sottile, il suo non è humor inglese e nei suoi film c'è tanto sangue da riempire una piscina olimpica. E il suo ultimo film è su un clown assassino.
Stitches. Lo ammetto, io odio i clown. Mi fanno una paura fottuta, non si tratta nemmeno di ansia, semplicemente quando ne vedo uno mi vien voglia di urlare e correre via. Non mi verg…

Rec 3 - Genesis (di P. Plaza, 2012)

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La morte del mockumentary o meglio, un film che finalmente ne decreta l'inutilità dopo la fortunata piega che questo sottogenere ha preso dalla fine degli anni '90. Perché quella camera amatoriale manovrata senza scopo e senza tecnica, quel cinema realtà che vorrebbe (o avrebbe voluto) essere a suo modo autoriale ma che alla fine è stato soltanto "di moda" viene fatto a pezzi a suon di calci. Quanti di noi avrebbero voluto fare una cosa del genere? Ci riesce Paco Plaza, nel 2012, sorprendendo tutti (nel bene e nel male) e facendo quello che nessuno si sarebbe mai aspettato: uccidere la creatura dopo averle permesso di raggiungere il suo massimo storico cinque anni prima. Perché Rec, il primo e inimitabile, è stato proprio questo: il punto più alto raggiunto dal mockumentary inteso come mezzo ludico ovvero con l'unico scopo di far paura, senza riflessioni meta-cinematografiche o sociologiche. 
Rec 3 - Genesis è il terzo capitolo di una saga cinematografica che pre…

Zodiac (di D. Fincher, 2007)

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Quando David Fincher uscì nell'ormai lontano 2007 con un film come Zodiac, tutti quelli che si aspettavano un nuovo Seven rimasero delusi. Perché a scapito delle apparenze e delle aspettative, Zodiac si rivelò qualcosa di diverso, che nessuno si poteva aspettare. Quindi, se volessimo per forza trovargli una collocazione, la domanda sorgerebbe spontanea: che film è Zodiac? Di che genere si tratta? Potremmo definirlo un thriller o un poliziesco, ma la definizione non sarebbe corretta fino in fondo, nel primo caso perché l'azione non è incentrata sul killer, nel secondo perché non lo è sulle indagini della polizia. Allora di che film parliamo? C'è lo stampo giornalistico, la sensazione di trovarci di fronte ad una pellicola d'inchiesta ma alla fine trovare una definizione che inquadri Zodiac è impossibile. Ed è proprio in questo che sta la sua grandezza.
Tra gli anni '60 e '70 il Killer dello Zodiaco terrorizzò San Francisco con una serie di efferati omicidi. Nono…

The Blair Witch Project (di D. Myrick e E. Sanchez, 1999)

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Per molti The Blair Witch Project è una schifezza di film. Anzi, per molti The Blair Witch Project non è neppure un film. Quando uscì nel 1999 non c'era mai stato nulla del genere nei cinema mondiali. Escluso il precursore Cannibal Holocaust del nostro Ruggero Deodato, verso cui il lungometraggio di Daniel Myrick e Eduardo Sanchez ha un debito infinito ma che, a conti fatti, è un'altra cosa.  Senza ombra di dubbio, invece, The Blair Witch Project è il primo esempio di mockumentary moderno, non solo per stile ma anche per natura e mezzi: internet, pubblicità capillare, totale assottigliamento del mezzo cinematografico. O forse il contrario, forse l'unica cosa che rimane è proprio il mezzo cinematografico fuso completamente con la realtà che lo circonda, immerso interamente nella finzione che racconta. Roba complicata, insomma.
Quando vidi per la prima volta The Blair Witch Project avevo quindici anni e fu al cinema. Anch'io ero rimasto vittima di tutta la propaganda me…

La Versione di Barney (di R. J. Lewis, 2010)

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Porsi di fronte a un film come La Versione di Barney è complicato. Lo è a prescindere, poiché parliamo di una pellicola tratta da un romanzo (di successo), lo è in questo caso specifico perché il romanzo è uno dei miei preferiti e forse dei più belli dell'ultimo ventennio. Ed è una delle opere letterarie più complesse che abbia avuto il piacere di leggere negli ultimi anni. 

La versione di Mordecai Richler è un romanzo sulla memoria e sulla perdita di memoria. Lo dice il titolo stesso: si tratta delle memorie di chi sta perdendo la memoria, ma il punto di vista rimane assolutamente relativo. La complessità è quindi intrinseca alla trama ma anche metaletteraria (il lettore è portato a mettere in dubbio il punto di vista del narratore in prima persona proprio perché è lui a metterlo in dubbio per primo, mettendo fine tanto all'oggettività quanto alla soggettività del narratore di stampo ottocentesco e novecentesco) e stilistica, tra giochi linguistici, rimandi letterari e divers…

The ABCs of Death

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Ho sempre amato i super-gruppi. Ho sempre amato assistere a individualità di certa consistenza e certo peso che si incontrano/si scontrano su un campo comune facendo quello che sanno fare meglio. E' un'esperienza che ho sempre trovato interessante, per certi versi esaltante. Quindi immaginerete bene come mi sia sentito dopo aver letto di questo progetto che vede tutte insieme alcune tra le individualità più promettenti o affermate del panorama new-horror mondiale. E immaginerete sicuramente la mia emozione nello spingere il tasto play al momento della visione.
The ABCs of Death è una video-antologia ma anche una maratona horror di 26 cortometraggi fuori di testa. L'ABC della morte, le basi di un genere e la summa di (quasi) tutto il cinema indipendente mondiale racchiuso in 124 minuti divisi in 26 capitoli: ogni capitolo una lettera dell'alfabeto, ogni lettera affidata a un regista che ne ha fatto quel che voleva, senza limiti o paletti. L'unico filo conduttore è …

Il Club Silencio

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Ci sono parti della fantasia che poi prendono forma e diventano tangibili, solidi, reali. Rebekah Del Rio canta una canzone, Llorando, in un altro tempo e un altro luogo Crying, di Roy Orbison. Lo fa in un locale dalle poltrone rosse, dove strani spettatori la guardano piangere e poi svenire, mentre la musica e il canto non si farmano e scivolano oltre. Quel locale si chiama Club Silencio. Il Club Silencio esiste davvero. Nel senso che David Lynch prima l'ha ideato, poi l'ha rappresentato nel suo film capolavoro Mulholland Drive e infine l'ha realizzato dal punto di vista architettonico, nella realtà, in Francia, a Parigi. Quale città migliore di questa per fare una cosa del genere? E infatti l'esclusivo locale sorge al 142 di rue Montmartre e occupa i locali storici delle stamperie che diedero alla luce il J’accuse di Emile Zola all'interno de L’Aurore e L’Humanité di Jean Jaurès, quasi fosse un epitaffio. Un night, una discoteca, ma anche un ristorante, una li…