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Visualizzazione dei post da Novembre, 2014

Vanz - The Destiny is Unwritten (2014) e le arti unite

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Ed ecco che, dopo un bel po' di tempo, torno ad occuparmi di musica. Anzi, no, parlare solo di musica sarebbe riduttivo. Meglio dire che torno a parlare di talenti italiani, quelli di cui ci si occupa troppo poco, soprattutto quando si tratta di talenti veri. Perché la TV o la radio spingono solitamente quel che fa più comodo a chi, dietro realtà non sempre limpide, spinge personaggi/vetrina e ci specula sopra.  Ma l'Italia non è solo Amici di Maria de Filippi, X-Factor e compagnia cantante. L'Italia è un paese dalla scena indi interessante. L'Italia è quel paese in cui hip hop, punk, alternative e rock continuano a prosperare. Underground, nei locali, nei festival indipendenti. E se è vero che spesso si incontrano artisti tutti uguali tra loro, che dicono poco, che fanno ancora meno, spesso e volentieri c'è chi fa musica seguendo un percorso personale. E chi, con la musica, spinge anche altro.
Un esempio? I VANZ. E se vi state domandando chi sono, vi rispondo sub…

No more excuses - A week without violence: Once Were Warriors - Una Volta erano Guerrieri (di Lee Tamahori, 1994)

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La violenza sulle donne è uno dei grandi mali che affligge l'umanità. Ovviamente, quando si parla di violenza sulle donne, non si intendono solo lo stalking o le violenze domestiche, bensì tutte quelle situazioni che pongono la donna in una situazione difficilmente sostenibile tanto da un punto di vista culturale quando da quello sociale. Per questo motivo il 25 Novembre è stata istituita la Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne. Ne hanno parlato un po' tutti, tutti hanno detto la loro con lo scopo principale di sensibilizzare l'opinione pubblica sfruttando tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione. Anche noi (soliti) blogger abbiamo deciso di dire la nostra e di farlo a nostro modo. Per questo abbiamo istituito (da un'idea di Alessandra di Director's Cult) la rassegna No more excuses - A week without violence. Dal 25 fino al 30 Novembre infatti, vari blog si stanno alternando per affrontare il problema della violenza sulle donne parlando di film che…

[Recensione] Jessabelle (di Kevin Greutert, 2014)

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Partendo dal presupposto che il cinema horror, oramai, ha definitivamente abbandonato la pretesa di "fare paura" scegliendo invece di "spaventare" lo spettatore, è logico che gran parte delle mie opinioni sui vari film vengano influenzati da questa "impossibilità". Perché la paura è un filo teso, una sensazione costante, mentre lo spavento puro e semplice è un attimo. Film brutti possono spaventare una/due volte ma continueranno a rimanere brutti. I bei film possono fare completamente a meno dello spavento ed anzi, nel momento stesso in cui cadono nella trappola del "buuuu" perdono punti.
E allora, su cos'altro basare un giudizio? La paura è relativa anzi, soggettiva, si sa, e non può essere metro di valutazione. Quindi entra in gioco tutto il resto, ovviamente sempre e solo su basi soggettive. 

Quando mi sono approcciato a Jessabelle, film di Kevin Greutert di quest'anno, l'ho fatto pensando si trattasse di un horror dal tema paran…

[Recensione] The Babadook (di Jennifer Kent, 2014)

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Probabilmente l'horror cinematografico è a un bivio. Probabilmente, ma è più che altro una mia idea personale, il cinema horror ha trovato un muro di fronte che ora sta provando a raggirare puntando su un ritorno al passato, all'introspezione. Al dramma, in certi casi. Praticamente il rifiuto dello spavento fine a se stesso e la riproposizione di stilemi più "classici" tanto da un punto di vista tecnico quanto da quello narrativo. Cicli, ritorni storici, ne ho già parlato abbondantemente ed è inutile rimanere qui ad ammorbarvi con le mie idee anche perché, se questo tentativo avrà successo, potrà dircelo solo il tempo. 
E intanto, dall'Australia, dopo una marea di rinvii e aspettative, ecco arrivare The Babadook di Jennifer Kent.
Ecco, Jennifer Kent. Un'australiana che ci ha provato come attrice senza mai riuscirci e che nel 2005 scrisse e diresse un corto intitolato Monster, attirandosi le attenzioni di una casa di produzione locale che spinse poi per un lu…

[Recensione] I'll Follow You Down (di Richie Mehta, 2013)

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Ieri, parlando di fantascienza e del nuovissimo Interstellar di Cristopher Nolan, ho parlato di fantascienza a misura d'uomo ovvero quel tipo di fantascienza che riflette sull'individuo/umanità e li indaga, li sviscera, li pone al centro del proprio sguardo. Che si vada per galassie lontane, per altre dimensioni o avanti e indietro nel tempo, e sull'uomo che ci si concentra. Quindi, ad un certo punto, la fantascienza può diventare semplice "strumento" attraverso cui mettere in scena il dramma umano.
Io amo questo tipo di film, è quello che sento più cucito sulle mie spalle e quindi, quando me ne trovo uno di fronte, tendo a non badare molto ai suoi difetti e mi concentro sul nucleo principale, che per una volta non è storia, regia, fotografia o ambientazione ma, più semplicemente, "sentimento".  Tornerò ancora sull'argomento perché ho notato che, ultimamente, parlando e fruendo di fantascienza mi trovo a fare i conti con questa parola misteriosa, i…

[Recensione] Interstellar (di Christopher Nolan, 2014)

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La fantascienza, per come la vedo io, è sempre stata l'occasione (per l'uomo) di spingersi oltre. Oltre il nostro pianeta, oltre la scienza, oltre le conoscenze. Oltre quello che siamo abituati a vedere o (credere di) sapere. Nel bene e nel male, tra alieni ostili e mondi meravigliosi, su astronavi futuristiche aiutati da robot a caccia di mostri spaziali o sulla terra, preda di macchinazioni governative o poteri super-umani. Una fantascienza a misura d'uomo, ma che ha sempre indagato su quel che era oltre l'uomo, da tutti i punti di vista.
In tal senso Interstellar di Christopher Nolan si pone comodamente nella tradizione. In questo senso l'Interstellar di Christopher Nolan va esattamente nel senso opposto - seguendo il solco lasciato da ben altra fantascienza, da Solaris a Moon - e trasforma l'essere umano nel centro gravitazionale della vicenda. Questa ambivalenza nel film di Nolan è il suo punto di forza. Quest'ambivalenza è il suo punto debole. Il ris…

Dylan Dog - Vittima degli Eventi (di Claudio Di Biagio, 2014)

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Il made in Italy è morto. Ovviamente non è vero, non del tutto almeno. Eppure, se consideriamo come made in Italy quello che viene prodotto nel nostro paese e poi esportato nel resto del mondo, allora non siamo poi così lontani dalla verità. Perché - generalizzando - le aziende italiane non sono più italiane. Perché i prodotti italiani, in realtà, vengono prodotti in qualche altro posto che di certo non è l'Italia. Perché i produttori locali vengono spinti sempre più ad andarsene o ad abbandonare. Perché nel nostro paese, che si gloria ogni istante di un passato sempre più remoto, sembra non esserci più un futuro. E noi qui, in un limbo chiamato presente, da cui non sappiamo (e molto spesso non vogliamo) fuggire. 
Oramai sembra che abbiamo disimparato a provare. Che nascondersi dietro i nostri "no, non ci riesco" o i "no, non si può fare" sia diventato più facile che trovare una scusa. Certamente è difficile. Molto spesso è impossibile. Non siamo più tra gli a…