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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

[Recensione] The Banshee Chapter (di Blair Erickson, 2013)

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Partiamo da un presupposto importantissimo: il cinema horror contemporaneo è quello dell'horror commerciale (non sempre binomio di bassa qualità), quello dei blockbuster e quello indi. In un certo senso chi pretende qualcosa di più è su quest'ultimo che si butta, perché i pochi mezzi vengono spesso sostituiti dall'importanza che acquisisce la storia: non si tratta per forza di voler essere originali, si tratta di osare. E di questi tempi osare può voler dire ripescare qualcosa di ormai "dimenticato".  D'altra parte sarebbe anche stupido pensare che la storia sia più importante di come la si racconta, fesseria che è stata smentita nel corso degli anni.
Ok, fatti i dovuti preamboli, ora parliamo di The Banshee Chapter, film d'esordio di Blair Erickson del 2013 che circa un annetto fa ha fatto molto parlare di se, salutato come nuovo altissimo esempio di found footage. Castroneria assoluta probabilmente messa in giro da chi il film non lo aveva visto o ne a…

[Recensione] I Origins (di Mike Cahill, 2014)

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Ormai la fantascienza sta diventando sempre meno fanta. Nel senso che, per quanto possa essere fantastico ciò che racconta, non si allontana più dall'umanità e dintorni, non guarda più con meraviglia all'infinito ma punta i propri telescopi sulla terra, sull'uomo, cercando di penetrarlo e penetrare il più grande mistero che si porta appresso. Eppure, a volte, la scienza non basta. A volte le cose si fanno più complicate, così complicate da sembrare impossibili e la spiegazione bisogna andarla a trovare da qualche altra parte. La fantascienza, fino ad ora, non si era mai preoccupata di quell'altra parte. Se la scienza si basa sui fatti, sulle prove, sulla sperimentazione, la scienza fantastica va oltre ma mai al di là, esasperando, ingigantendo, andando contro, ma mai esplorando l'Altrove, il (non) luogo verso cui tutti abbiamo guardato, almeno una volta, ma che siamo poco disposti a visitare.
Eppure credo che le nuove scoperte possano rivoluzionare non solo il mod…

[Recensione Serie] The Missing (di Harry e Jack Williams, 2014)

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Da sempre, quando si parla di telefilm, di serie tv e di miniserie televisive, gli U.S.A. vengono presi come punto di riferimento e il perché non è difficile da credere. E' vero, impossibile negarlo: gli Stati Uniti è da anni che fanno la differenza, è da anni che alzano il livello qualitativo o che impongono nuovi modi di fare televisione. Gli altri paesi si adeguano, bene o male, dipende dal paese. Noi italiani lo facciamo con calma, ci siamo riusciti solo recentemente e solo due volte, gli inglesi invece lo fanno da sempre con impronta e stile assolutamente personali. 
Per quanto riguarda me, originariamente si è trattato di Doctor Who (e lo dovreste sapere che è uno dei miei telefilm preferiti), poi c'è stata l'irriverente e originale Misfits, dopo ancora la miniserie Dead Set. Nel mezzo ci sono stati prodotti come Whitechapel, This is England e altri di cui non riesco nemmeno a ricordare il nome, tutto questo per arrivare a quella rivelazione chiamata Utopia, piccolo…

[Recensione eBook] Il Posto delle Onde (di Lucia Patrizi, 2014)

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Lo ammetto: non sono un amante di letteratura e narrativa italiana contemporanea. Non che io non ne legga, semplicemente sono arrivato alla conclusione che troppo spesso mi lascia indifferente, senza sorprendermi, senza ammaliarmi. Perché con i libri tu (lettore) crei una connessione. Con le storie, con i personaggi, con lo stile. E' facile dire: questo romanzo/racconto/poesia mi piace, è scritto benissimo, è originale. Ma se quel romanzo/racconto/poesia non ti scava dentro, se resta lì bello in superficie e non riesce a fare la differenza, vuol dire che è venuta a mancare quel certo tipo di connessione. Al contrario, quando succede, vuol dire che hai trovato una delle opere della tua vita.
Stavo parlando, però, di narrativa italiana. Ecco, quello che ho scritto più su vale molto per la narrativa italiana contemporanea. Sia per quel che riguarda la regola, sia per quel che riguarda le eccezioni. Ad esempio, tra i romanzi della mia vita ce n'è proprio uno italiano, uno tra l&#…

[Recensione] Exodus - Dei e re (di Ridley Scott, 2015)

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Oramai è chiaro: approcciarsi ad un film di Ridley Scott diventa sempre più difficile. Lo è almeno dal 2000, quando con Il Gladiatore iniziò a dedicarsi al peplum storico e a realizzare colossal in costume, mega blockbuster da milioni di dollari pronti a conquistare premi, pubblico e critica.  Ecco, quando penso a Ridley Scott non posso far altro che chiedermi come il regista di capolavori come Blade Runner e Alien abbia potuto realizzare vaccate cosmiche quali Soldato Jane, Hannibal e Robin Hood. Come un uomo in grado di esordire con un opera (in costume) come I Duellanti sia caduto poi nella trappola Black Hawk Down (non un film brutto, intendiamoci) per poi tirar fuori lavori di incredibile delicatezza come Il Genio della Truffa o Un Ottima Annata. Di girare il film della rinascita (American Gangster) per poi tirar fuori quella cosa noiosa intitolata Nessuna Verità. Insomma, un vero e proprio mistero del cinema. E ricordo a tutti che io sono uno di quelli che rimase estasiato dall…

Da tavoletta degli spiriti a gioco della Hasbro: Ouija (di Stiles White, 2014)

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Prima di mettermi a parlare di un film come Ouija ho dovuto pensarci non una ma almeno un centinaio di volte. Questo perché avevo girato a me stesso di non concedere più spazio sul mio blog a film come questo. Scrivere per passione vuol dire, infatti, scrivere di ciò che ci appassiona (in questo caso, di cinema) e una pellicola come quella diretta da Stiles White è tutto all'infuori che cinema.  Proprio per questi motivi, quella di oggi non può definirsi una recensione bensì un'accozzaglia di informazioni e pensieri sparsi su un film che può essere riassunto con tre semplici parole: una vera cagata.
Partiamo col definire quell'oggetto il cui nome fa da titolo del film: la tavola ouija. Una superficie liscia e piatta su cui sono incise (o disegnate) le lettere dell'alfabeto più quattro parole chiave: sì, no, ciao e addio. Su questa superficie un medium (in questo caso termine generico che indica chi fa da "tramite") o un gruppo di medium fa scivolare un altro…

Gaming Casuale: To the Moon (2011)

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Troppo spesso siamo abituati ad identificare un videogioco con la sua grafica. Nel senso che ci scordiamo di tutto il resto e tendiamo a guardare solo l'aspetto visivo di un'opera video ludica. Non dico che l'estetica non sia importante, ma mi dispiace che si sia persa quella voglia di approcciarsi ad un gioco da un semplice punto di vista ludico, tralasciando il comparto video, quello grafico. Parlo da persona cresciuta con i giochi da 16 e 32 bit, da bambino preda dello stupore di fronte a omini di megapixel che si muovevano su ambienti a una dimensione vivendo avventure spettacolari. Da persona che ha osservato il lento (ma neanche tanto) evolversi di un mondo molto simile a quello cinematografico. 
Siamo nel 2015. La next generation è già tra noi e sui nostri monitor scivolano immagini che ricordano più il cinema di animazione moderno che il buon vecchio Super Nintendo. Ma più si va avanti, più ci rendiamo conto che la magia sta venendo a mancare. Quell'atmosfera …

[Recensione] Big Eyes (di Tim Burton, 2014)

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Quest'anno cinematografico sembrava dovesse partire con il botto. C'erano una serie di film che aspettavo con ansia, film che non ved(ev)o l'ora di andare a vedere, al di la di attori o registi, solo per l'amore che credo ogni appassionato di cinema provi per le storie.
Tra questi film, sicuramente, c'era Big Eyes di un Tim Burton che non azzecca un film diciamo dal lontano 2007, quando uscì il minore Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street, parentesi musical nella carriera di un regista che, pur avendo mantenuto sempre un suo riconoscibilissimo stile, ha provato strade di genere sempre diverse. Probabilmente strade sbagliate. Lo devo ammettere, ad un certo punto della mia vita ho iniziato ad odiare Tim Burton. Ho iniziato ad odiare, ad esempio, il suo modo ossessivo compulsivo di avvicinarsi al cinema, l'incomprensibile matrimonio artistico con un Johnny Depp sempre più macchiettistico, l'incapacità di fare autocritica e di mettere in dubbio …

[Recensione] American Sniper (di Clint Eastwood, 2014)

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C'era una volta un regista che sfornava capolavori. Forse, detta così, la cosa potrebbe sembrare esagerata ma, a pensarci bene, per me Clint Eastwood è uno zio americano che quando mi veniva a trovare portava sempre con se bei regali e che invece, ultimamente, non ne azzecca uno. E con questo non voglio dire che i suoi regali facciano schifo, solo che sono quelli che mi avrebbe potuto portare un parente qualunque. Non sono più, semplicemente, i regali di zio Clint. Una metafora sconcertante, la mia, eppure le cose stanno veramente in questo modo: ultimamente le aspettative nei confronti di un film di Clint Eastwood sono superiori al film stesso ed io, che amo questo regista, rimango deluso alla fine di ogni visione almeno da un paio di film (e pure di più) a questa parte. 
Ho sempre trovato il cinema di Eastwood un modo di raccontare l'umanità attraverso i propri personaggi, i propri difetti, gli errori e le vittorie. Un cinema "umano", di dolcezza tragica, classico…

[Recensione] Gone Girl (di David Fincher, 2014)

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Credo che ben pochi registi contemporanei possano vantarsi di aver lasciato un segno tangibile del loro percorso. Ancora meno registi contemporanei (tutt'ora in vita) possono affermare di aver cambiato il modo di fare cinema. Di aver agito e di aver ottenuto una reazione, loro, in prima persona. Me ne vengono davvero pochi in mente, ma sicuramente David Fincher è uno di questi.  Era il 1995 quando questo signore (all'epoca trentatreenne) arrivò zitto zitto e sganciò la bomba Seven su tutti noi, certamente non il capolavoro di cui molti parlano ma un film che ha cambiato modo di fare thriller. Opera seconda e già boom, tutti giù per terra nonostante una certa immaturità di fondo tradita da quello stile un po' videoclipparo (Fincher veniva dalle pubblicità e dai videoclip musicali) che lasciava intravvedere l'incredibile capacità poetica del nostro. La capacità di sovvertire i canoni di genere, di cambiare punto di vista, di prendere un film su un serial killer e far sp…