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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2015

[Recensione] The Guest (di Adam Wingard, 2014)

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A quanto pare il 2014 è stato un anno incredibilmente ricco di film interessanti, non sempre e necessariamente bellissimi, in alcuni casi sorprendenti. Ad esempio c'è The Guest, un film non particolarmente bello, direi per lo più figo, a tratti esaltante, dello spocchioso regista Adam Wingard. Quello di You're Next, per intenderci.  Adesso, io credo che Wingard sia spocchioso l'antitesi di quel che cerco in un regista di genere. Perché pur non credendo neanche lontanamente nel binomio "artista"/umiltà sono convinto che l'autore/regista di qualcosa non si debba permettere di prendere in giro il fruitore. Wingard invece, che artista non lo è nemmeno per sbaglio, non fa altro che ammiccare e costruire i propri film su un'idea di cinema derivativo, atteggiandosi e cercando di stupire. Sembra quasi il compagno di comitiva che non la smette mai di fare il figo. E a tutti i membri della compagnia piace da impazzire, tranne che a te. 
Eppure, nel 2014, Adam Wing…

[Recensione] Berberian Sound Studio (Peter Strickland, 2012)

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Andando un po' a ritroso nel tempo nel tentativo di recuperare qualche pellicola sfuggita alla mia attenzione, sono capitato dalle parti della Gran Bretagna, cosa che ultimamente sta capitando abbastanza spesso. Devo ammettere che il salto nel passato non è stato dei più lunghi, né profondi: mi è bastato scivolare fino al 2012 nella lista degli horror da recuperare, per venir rapito da un titolo sicuramente inusuale come Berberian Sound Studio, film del regista inglese Peter Strickland.
Anni '70: Gilderoy è un tecnico del suono inglese arrivato in Italia per per ultimare il mixaggio dell'ultimo film del regista Giancarlo Santini, un horror di serie B che ricorda non poco i lavori di Argento e Bava. L'aria che si respira però al Berberian Sound Studio non è delle migliori: il regista Santini appare come un idiota incapace, il produttore Francesco Coraggio è un despota volgare, la professionalità sembra latitare e lentamente il piccolo e timido Gilderoy sembra precipitar…

[Recensione] Big Hero 6 (di Don Hall e Chris Williams, 2014)

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Non ricordo di aver mai parlato di un film d'animazione delle grandi major americane su questo blog. Forse perché non ho le competenze per parlarne, forse perché se dovessi scegliere preferirei l'animazione giapponese, forse perché non ne ho mai avuto voglia. Epperò questa non è mai stata una regola, anzi, di "cartoni animati" americani ne avrei voluti recensire un po', non so però perché non ci abbia mai provato.  Se dovessi scegliere, io sceglierei Pixar tutta la vita, poi Disney (la Pixar è della Disney, ma vabbé) infine Dreamworks che, tranne rare eccezioni, mi fa cagare. Ce ne sono però di pellicole importanti di tutte e tre le case, diversissime tra loro, alcune assoluti capolavori. La Pixar poi, nel 2004, tentò anche la strada del superhero movie e lo fece con successo e forse (dico forse) senza quel bel film che si intitola Gli Incredibili nel 2014 non sarebbe mai uscito Big Hero 6, credo il primo film di animazione ispirato ad un fumetto Marvel (se sbag…

[Recensione] Italiano Medio (di Maccio Capatonda, 2015)

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MOBBASTAVERAMENTE
Ho sempre pensato che il cinema di genere, in Italia, fosse morto. Oddio, a pensarlo non sono solo io, ma sta di fatto che il nostro paese, per anni sopravvissuto e reso grande dai film di genere, sia collassato in un'inutilità senza fine. Perché? Perché horror, commedia, thriller e poliz(iott)esco erano strumenti di analisi locale che si rivolgevano all'universale. Perché lo scopo non era fare ridere (o far paura) e rendere tutti felici e contenti ma penetrare la superficie, affrontare gli orrori e perdere, prenderci in giro senza scusanti, osservare il lato corrotto del nostro mondo. Soprattutto la commedia all'italiana (d'autore, sexy, demenziale) ci seppelliva con una risata, violenta e fragorosa. Una risata che ci lasciava esausti e conquistava anche il resto del mondo. Peccato che poi, ad un certo punto, non siamo più stati capaci di ridere di noi stessi. Così sicuri che i nostri difetti, in fondo in fondo, sono facezie; pronti a prendere in gir…