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Visualizzazione dei post da Luglio, 2015

Kristy (di Oliver Blackburn, 2014)

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Ci sono film a cui ti senti legato al di là del loro valore. Film che magari non ti sono piaciuti più di tanto, che ti hanno lasciato freddo. Che magari ti hanno fatto perfino schifo o annoiato fino alla morte. Ma il tempo da valore a quella pellicola e la rivaluta in un'ottica nostalgica. Uno di questi film, per me, è Kristy, di Oliver Blackburn.
Ho guardato Kristy molti mesi fa, in lingua originale, in un altro tempo e un altro luogo. Potrei dire di aver visto questo film, per la prima volta, nel periodo più bello e più brutto della mia vita. Allo stesso tempo. Più bello perché nella visione accanto a me c'era la persona più importante, più brutto perché era già cominciato quel mio declino personale che è culminato poi in questo momento della mia vita, di cui ho già parlato e che sto lentamente superando. Non per raccontarvi ancora i fatti miei ma per farvi capire come sia la prospettiva da cui osserviamo le cose a determinarle. Perché Kristy, per me, all'epoca è stato …

Horsehead, un film pretenzioso

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Se c'è una cosa che non accetto e mi infastidisce terribilmente è la pretenziosità. Non mi infastidisce l'incapacità, né l'eccesso. Non mi infastidisce chi ci prova e non ci riesce, chi ricerca una propria autorialità, chi sperimenta. Ma non accetto che qualcuno pretenda di essere un autore, di essere originale, di essere speciale a tutti i costi quando non ne ha la capacità. Quindi io, personalmente, di fronte ad un film come Horsehead di Romain Basset mi sono solo innervosito, andando avanti nella visione per inerzia, alla ricerca di uno spiraglio, di un'idea, di qualcosa che non dico salvasse ma almeno risollevasse un film vuoto, tutto estetica e pretenziosità, recitato da schifo (secondo i miei gusti) e con, a suo favore, solo due cose: il bellissimo lupo che accompagna la protagonista in alcune scene e l'attrice protagonista Lilly-Fleur Pointeaux, bellezza di razza.
Fin dalla sua infanzia, Jessica è stata perseguitata da incubi ricorrenti il cui significato le…

Unfriended e il non horror definitivo della realtà 2.0

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La realtà in cui viviamo è virtuale. Anzi, è la realtà 2.0, per rimanere in tema. Un mondo fatto di pixel, codice binario, video, social, skype. La realtà scorre sullo schermo di un PC ed è inutile prenderci per il culo, il virtuale si sta sostituendo (si è sostituito) al reale. Perché ormai i film si guardano on-line, la musica si ascolta on-line, le notizie si leggono on-line. Perché ormai, se non c'è il PC, c'è il tablet o lo smartphone e la rete è sempre lì, pronta ad accoglierci. Ho visto gente mandarsi messaggi di whatsapp dalla stessa stanza, amici seduti allo stesso tavolo ma concentrati ognuno sul proprio telefono e io stesso sono caduto nella trappola dell'on-line a tutti i costi e troppe volte. Perché on-line ci sono le risposte e non esserci equivale a ritrovarsi con una marea di domande, fuori dal mondo. Ormai c'è chi si rifugia nella vita reale perché quella virtuale fa schifo.
Ecco, è su queste basi che un filmetto come Unfriended ha senso e può conside…

Maggie, ovvero Contagious - Epidemia mortale

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Non è vero che i distributori italiani si fanno di meta-anfetamina. Non è vero che il compito di trovare i titoli ai film per il mercato italiano spetti a scimmie urlatrici. No, non è affatto così. Perché qui da noi, dove lasciare un titolo originale o tuttalpiù tradurlo è quasi illegale, sono più furbi delle faine. E inventano cose che non c'entrano nulla solo per sviare ogni possibile spettatore e fare in modo che al cinema ci vada chiunque: mamme in cinta, bimbominkia, soldati, nerd, lottatori di wrestling e chi più ne ha più ne metta.  Ad esempio, chi è che sarebbe mai andato a vedere un film intitolato Maggie? Parliamoci chiaro: in pochi. Quindi meglio trovare un nuovo titolo, chessò, Contagious - Epidemia mortale, richiamare in sala gente che si aspetta un post-apocalittico o uno zombie movie e fare un bel po' di soldini. Chi se ne frega se poi le aspettative di gran parte del pubblico verranno tradite, se la gente si ritroverà con le palle a terra, se alcuni andranno v…

The Canal (di Ivan Kavanagh, 2014)

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L'ossessione è un disturbo ossessivo-compulsivo. L'ossessione è la fantasia che trae spunto dalla realtà e se ne nutre, che si fa forte di insicurezze, dubbi e frustrazioni, che cresce mano a mano che il cervello umano si auto-costruisce conferme. Uno stato psicologico attraverso cui il particolare diventa essenziale, il contingente necessario, il potenziale in atto. E' pur vero che esistono vari livelli di ossessione e che tutti noi ci siamo ritrovati ossessionati da qualcosa, chi più, chi meno. Per alcuni potrebbe trattarsi di semplice ricerca della verità, ma non è così: spesso l'ossessione rifiuta la verità dei fatti e ci permette di trovare un comodo rifugio ad una realtà che recepiamo come ostile e difettosa.
A volte ad ossessionarci è un'idea. Una di quelle banali, che possono venire a chiunque, a volte sbagliata, altre no. Ad esempio: mia moglie/la mia ragazza mi tradisce. Da quel momento, nello stesso istante in cui quell'idea ci ha sfiorato, possiamo…

Breve opinione su Clown (di Jon Watts, 2014) e il terrore che provocano i pagliacci

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Lo ammetto: quando ho finalmente deciso di guardarmi Clown di Jon Watts l'ho fatto partendo più che prevenuto. E' dall'uscita di questo film al cinema che mi sono ostinato a non volerlo vedere, vuoi perché la produzione (e non solo, secondo me) è firmata da Eli Roth, vuoi perché ne ho sentito dire peste e corna e alla fine uno trova sempre qualcosa di meglio da guardare, qualcosa che valga i soldi spesi al cinema, che pure con gli sconti non sono mai pochi. 
C'è da dire che si tratta anche della figura del clown (o pagliaccio, che dir si voglia) che non mi spinge facilmente a guardare un film che si chiama Clown. Anche perché se a uno il gelato al cioccolato fa schifo, non si va certo a comprare un gelato che si chiama "gelato al cioccolato". Eppure io non sono normale e nonostante i clown io li odi e mi facciano una paura fottuta (sono al secondo posto dopo gli insetti, penso), alla fine Clown me lo sono visto. E ho fatto bene. Perché Clown mi è piaciuto.
Un…

Breve opinione su As the Gods Will, di Takashi Miike (2014)

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Eccomi qui, ad affrontare con delusione un film la cui visione avevo atteso per così tanto tempo. Sì, delusione. Una parola che raramente associo al nome di uno dei miei registi preferiti, ovvero Takashi Miike. Delusione, in questo caso, vuol dire As the Gods Will. C'è da dire che Miike si va a ficcare nei guai da solo: trarre un film dalla prima serie del manga omonimo a cui è ispirato non deve essere la cosa più facile del mondo: 5 volumi (io ho letto solo il primo, per ora) che non portano a vera e propria conclusione l'arco narrativo. E nel film la cosa si nota benissimo. Eppure non è la mancanza di un finale - urge però la necessità di girare un sequel - che mi ha irritato nella visione di questo prodotto ovviamente minore rispetto altri capolavori del regista, bensì l'eccessiva esemplificazione di una vicenda che perde tutta la propria complessa ambiguità per diventare manichea e la telenovellizzazione di una storia splatter/survivor estremamente disturbante nella s…

Top 7: i miei cartoni animati Disney/Pixar preferiti

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E così, su due piedi, mi sono reso conto di non aver mai fatto classifiche sui cartoni animati. Cosa veramente brutta, perché io i cartoni animati li amo davvero tanto e non aver dedicato a loro qualche puntata di classificando mi deprime. Quindi perché non colmare subito questo vuoto e correre ai ripari? Solo che bisogna sempre far differenze: ad esempio non mi sembra il caso di realizzare una Top 7 su tutti i cartoni animati che ho visto. Meglio dividere in settori, per quanto possa essere brutta una cosa del genere (catalogare non mi piace mai, ma a volte è utile). Quindi questo primo appuntamento con i cartoni animati sarà dedicato a quelli Disney/Pixar, il secondo agli anime giapponesi. Ovviamente, per facilitarmi le cose, tratterò solo i film e non le serie.
Iniziamo quindi con questa Top 7 Disney/Pixar specificando che si tratta di una classifica basata esclusivamente su quel che ho visto e suoi miei gusti personali.
7) Il Re Leone (1994)

Ho rivisto Il Re Leone recentemente. N…

[Racconto] Il Corvo: un amore tragico

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Inizio questo post col dire che non scrivevo un racconto da più o meno sei mesi. Finalmente ho ricominciato ma non credo che questo tentativo possa dirsi riuscito. Lo pongo comunque alla vostra attenzione, magari sperando in qualche consiglio. Nulla di originale: si tratta di una rilettura de Il Corvo di Edgar Allan Poe. Vi auguro comunque buona lettura.
IL CORVO: UN AMORE TRAGICO
“Ovunque andassi lui era lì che mi seguiva. Non so dire con esattezza se fosse reale o no, magari una mia paranoia, magari l'eco di qualche mia fantasia sublimata dall'alcol e della febbre. So solo che, da che parte e parte mi girassi, lui era lì. E io avevo paura. Perché mi spaventava. Mi metteva una paura fottuta...”
La piazza gremita di gente e lui lì, le mani nelle tasche, l'antivento abbottonato fin sotto il mento e il cappello calcato sulla testa, a guardare verso l'alto, verso quel palazzo lì o quel grattacielo un po' più in là, verso il campanile o l'insegna del Burger King, l…

From the Dark

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Io, in tutta onestà, non riesco a criticare più di tanto un film come From the Dark (2014). Non perché mi abbia particolarmente colpito, né perché apprezzi particolarmente il regista, quel Conor McMahon che qualcuno forse ricorderà per Stitches (2012) che recensii qualche annetto fa. No, alla fin fine From the Dark è il solito film, con la solita trama, i soliti protagonisti che fanno cose stupide, il solito mostro. Insomma, il solito. Il tutto ambientato nella brughiera irlandese, sperduti in uno dei posti più belli del mondo, il tipo di luogo in cui qualcosa deve pur succedere, se ci troviamo in un film horror.
Dicevo, solita trama, con una coppia in gita che va chissà dove e la macchina che si arresta in un pantano. Ovviamente l'unica soluzione è andare alla ricerca di una casa in mezzo al nulla. Peccato che presto farà buio e che quel buio nasconde i mostri. Come ha sempre fatto.
Se alla fin fine McMahon gira il solito (survivor) horror con le solite meccaniche e rispettando …

Demonic e la mediocrità dell'horror contemporaneo

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Guardare un film come Demonic vuol dire essere vittima di un deja vu continuo. Questo perché il film di Will Canon scritto da Max La Bella, Doug Simon e Will Canon (sì, ci si sono messi in tre per fare copia e incolla) e prodotto da James Wan è un accozzaglia di cliché che ha come unico pregio quello di intrattenere in modo mediocre per la durata di '83 minuti. 
'83 minuti. Paiono un'eternità. E non perché il film sia particolarmente brutto, no. Anzi, diciamo che è nella media degli inutili horror che affollano il cinema negli ultimi anni. Piuttosto ci si annoia essendo ogni scena, ogni singola inquadratura, ogni idea riciclata e, quindi, ogni risvolto del film è prevedibile. Praticamente la pellicola inizia che già ci racconta il finale, poi torna indietro di una settimana e ci spiega bene bene quello che è successo. E bastano dieci minuti circa per capire tutto. 
Ma andiamo con ordine:

[Poesia] L'ora più buia

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C'è sempre qualcosa di cui pentirsi.
Pentirsi del tempo e dei ricordi
come fossero polvere di una clessidra
o del seme sprecato senza coltivare niente
o di non aver, aver voluto, non aver potuto.

Io vivo di rimpianti
e tu dell'inutilità di giorni inutili,
noi, nell'incapacità di agire
quando sarebbe stato meglio non parlare.
Soffrire, sognare, morire
e poi ritrovarsi punto e a capo
come non avessimo mai iniziato.

La verità è che le parole se ne sbattono,
che si può mentire senza dire niente
perché anche il silenzio ha la sua grammatica
e le sue regole che nessuno conosce.
Resteranno le sconfitte e i fallimenti,
l'ombra dell'attimo perduto nell'ora più buia
aspettando che le lancette
facciano un altro giro.

Poltergeist, il remake (inutile) 2015

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E in fase di recuperi non poteva mancare l'horror schifezza con cui concludere la settimana. Perché da solo, in una delle sere più calde della mia vita, non potevo esimermi dal vedere qualcosa che mi facesse ribollire il sangue nelle vene... per la rabbia! E così, conscio del fatto che fosse una cagata, anche io ho guardato Poltergeist, il remake (2015) diretto da Gil Kenan e prodotto da Sam Raimi. Pentendomene amaramente. Massì, facciamoci del male, è questo il periodo adatto!
Non mi metterò a raccontare la trama, se non la conoscete è un problema vostro: Poltergeist è un classico della cinematografia horror mondiale e almeno per sentito dire tutti dovrebbero conoscerlo. Un film (quello originale) uscito nel 1982, diretto da Tobe Hooper su sceneggiatura di Steven Spielberg, anche produttore. E infatti il film era di Spielberg più che di Hooper, un regista che nel corso degli anni ha dimostrato tutti i suoi limiti e che in Demoniache Presenze ci metteva solo qualche intuizione vi…

We Are Still Here e l'horror che nessuno gira più

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Scorpacciata di film horror in questi giorni e devo dirlo, mi mancava davvero. Come mi mancava, d'altro canto, il piacere di sentirmi spaventato guardando un film in casa, tra le rassicuranti pareti domestiche che lentamente paiono divenir aliene tra ombre, scricchiolii e vociare sommesso. Ecco, per me l'ambiente ideale dei film horror è quello domestico, non l'ho mai negato e mai lo negherò: per sua natura la sala cinematografica è rassicurante, soprattutto per chi in essa ha sempre visto il proprio luogo preferito.
Il mio problema è che capita sempre meno: con sempre più difficoltà riesco a spaventarmi. Questo non significa che mi capitino sempre film horror pessimi, horror movie non vuol dire ad ogni costo "paura". Significa solo che è sempre più raro per me spaventarmi a meno che non si utilizzino i classici trucchetti da salto sulla sedia: non riesco a provare quella sensazione di straniamento, non riesco a vedere nel luogo reale in cui mi trovo un riflesso…

Honeymoon e "un'altra cosa bella persa per sempre" (cit.)

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Ho guardato Honeymoon nel continuum spaziotemporale sbagliato. L'avrei dovuto vedere in un'altra situazione, un'altra realtà, un'altro tempo e luogo. Ho aspettato così tanto di vedere questo film che, alla fine, l'ha guardato una persona diversa. Non l'io che ero, ma quel che sono diventato e forse non avrei voluto. E tutta questa situazione ha avuto un ruolo fondamentale nella visione di quest'opera del debuttante Leigh Janiak uscita nel 2014 e inserito da tantissimi nelle classifiche degli horror meglio riusciti dell'anno passato.  Ripeto, la persona che ha guardato Honeymoon è diversa da quella che l'avrebbe voluto vedere sette-otto mesi fa. La persona che ha guardato Honeymoon ha assistito con noia e disprezzo ad una storia d'amore che lentamente scivola via, come scivolano via i due protagonisti, in caduta libera, senza appigli se non un amore che in realtà non serve a un cazzo.
Lo dice il titolo stesso: Honeymoon è la storia di una luna d…

It Follows, le buone idee e i soliti problemi

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Era da molto che non mi dedicavo alla visione di una novità cinematografica. Novità per modo di dire, che ormai per me sono nuove anche certe pellicole uscite tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo (2015) anno. Eppure, dicevo, era da mesi che non lo facevo: mettermi a guardare un film "nuovo", magari un horror, alla ricerca delle emozioni perdute. In un certo senso per esorcizzare quella malattia che mi porto appresso da ormai più di cinque mesi e cercare il confronto con quei demoni da cui sto fuggendo da troppo tempo.  Non è un caso quindi che il destino (o il caso) mi abbia portato alla visione di un film come It Follows, di David Robert Mitchell (2014). Un lavoro di cui ho sentito parlare più che bene e che aveva quindi alzato l'asticella delle aspettative ad un certo livello, pur nel tentativo di evitare trama e specificità tecniche della pellicola. "E poi tra gli attori c'è Maika Monroe" ho pensato, "ad alzare l'asticella dovrebbe …

David Lynch, l'ironia e il fanciullino

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Un paio di giorni fa ho notato come la gente non veda e non comprenda quanta ironia c'è nei film di David Lynch. I più credono che le sue opere si limitino al weird, al mistero, all'oscurità e non fanno caso al grottesco, all'ironico, persino alla commedia che permea le opere del Maestro americano. Persino parlando di Twin Peaks molti non fanno caso alla forte vena ironica e sarcastica che percorre questa serie Tv. Sinceramente la cosa mi lascia basito. Perché è proprio questo lato della cinematografia di Lynch che bilancia l'oscurità che aleggia nelle sue opere e che, altrimenti, risulterebbe insostenibile. Non sempre, ovviamente, ma quasi.
Credo che questa ambivalenza sia riconoscibile soprattutto in uno dei film del regista, ovvero Velluto Blu (che ho già recensito qui), in cui il contrasto ironia/violenza si fa palese. Anzi, l'ironia qui viene portata agli estremi, iperbolica di una quotidianità che Lynch vede ironica - anzi, grottesca -  per natura e che si c…

C'era St(r)avolta: non raccontiamo le solite favole

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Ecco un piccolo post di servizio, una segnalazione che tenevo a farvi. Tra l'altro in questo modo torno a parlarvi un po' di narrativa in senso classico e colgo l'occasione di impegnarmi un attimo nel sociale. Tutto in poche righe, in modo da non annoiarvi più di tanto.

Chi segue la pagina Facebook di Combinazione Casuale probabilmente saprà già di cosa sto parlando, per tutti gli altri vi invito a segnare questo nuovo titolo disponibile da pochi giorni in tutte le librerie on-line: C'era St(r)avolta.

C'era St(r)avolta è una raccolta di racconti, 18 rielaborazioni di favole e fiabe in chiave contemporanea da parte di 18 autori provenienti da tutta Italia. L'antologia, edita dalla Homeless Book, è disponibile in formato ebook (epub o mobi) direttamente sul sito dell'editore e sulle principali piattaforme on-line (Amazon.it, LaFeltrinelli, MondadoriStore, eBook.it, bookrepublic.it) al costo di 4.99€. Soldini che però non andranno nelle tasche degli autori: i …