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Visualizzazione dei post da Novembre, 2015

Mario Monicelli Day: Un Borghese Piccolo Piccolo (1977)

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Due celebration day in una settimana. Ebbene sì, perché noi blogger siamo sempre pronti a celebrare e a festeggiare grandi registi, grandi attori o determinati eventi. E questa volta i riflettori abbiamo deciso di rivolgerli sul mitico Mario Monicelli, uno dei papà della commedia all'italiana. Nasce quindi il Mario Monicelli Day, che segue quello dedicato a Pier Paolo Pasolini. Io, nel scegliere quale film recensire, non ho potuto far altro che rivolgermi al mio preferito del regista: Un Borghese Piccolo Piccolo.
1977: ci stiamo ormai avviando verso la morte della commedia all'italiana. quel genere cinematografico che tanto successo aveva ottenuto soprattutto grazie a quella stessa borghesia che aveva così alacremente criticato. Anche in questo caso borghesia intesa come classe sociale più che economica, colpita col classico sorriso sulle labbra dello stesso spettatore oggetto della critica. Era quella la forza della commedia brillante e spietata, divertente ma con quella ven…

Che combinazione casuale!

"L'arte di mettere le parole una dietro l'altra"
Oggi riflettevo sul fatto che l'Ottobre di quest'anno c'è stato il quarto compleanno di Combinazione Casuale. Un "evento" che non festeggio da ormai un paio d'anni, ma che questo 2015 di grandi cambiamenti, di grande crisi (personale e non), di dolori e piccole soddisfazioni mi ha portato a vedere sotto una nuova/vecchia luce. E allora mi sono ricordato un po' del motivo per cui, nel 2011, decisi di aprire questo blog, degli intenti in parte dimenticati.  Perché Combinazione Casuale, tanti anni fa, era il nome di una rivista universitaria che quattro studenti di Lettere e Filosofia fondarono e portarono avanti per un anno con l'intento non solo di creare una fanzine letteraria, ma di dare spazio alle voci di aspiranti scrittori, fotografi, artisti. Aspiranti forze creatrici di cui, nel nostro piccolo -anzi, piccolissimo-, volevamo amplificare la voce. Lo sapevamo che in un microcosmo c…

Pier Paolo Pasolini Day: Teorema (1968)

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Ed eccoci qua, con un nuovo appuntamento del solito, bellissimo collettivo di blogger che periodicamente allieta le vostra tranquilla web routine. Oggi si tratta di un "day" a cui tengo tanto, quello su un poeta/regista/intellettuale che reputo di fondamentale importanza per la mia crescita personale. Ovviamente sto parlando di Pier Paolo Pasolini. E per festeggiare Pasolini ho deciso di parlarvi di uno dei suoi migliori lavori cinematografici: Teorema.
Teorema è il film di passaggio, la rappresentazione dello snodo mediano di un percorso, l'idea che si palesa, quell'idea che lo scrittore/poeta/regista porterà avanti fino alla fine dei suoi giorni. Ma qual è, poi, questa idea?  Quella che l'ansia del consumo, istituzionalizzata da un "regime" imposto (e, in un certo senso, auto imposto), ci rende schiavi di un nulla sociale che ci spinge a un'uguaglianza innaturale, basata sulla negazione di qualunque diversità. 

Last Shift (di Anthony DiBlasi, 2014)

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Porsi di fronte un film horror come Last Shift, al giorno d'oggi, è tanto facile quanto difficile. Uno ad esempio legge la trama, guarda la locandina e, forse, decide di passare, sia mai si tratti dell'ennesimo film facilone con jump scare come se piovessero, satanismo a gogo e situazioni riciclate. Lo ammetto, lo stavo per fare volentieri anche io, se non fosse che poi su blog che giudico "sicuri" ne hanno parlato benissimo e che il regista è Anthony DiBlasi, per capirci quello che ha esordito con Dread nel 2009, film tratto mooooolto liberamente da un racconto di Clive Barker e (senza fare paragoni assurdi con la controparte cartacea) dal risultato moooooolto interessante.
Quindi, dicevo, facile e difficile porsi di fronte Last Shift. Facile perché, superate le dovute reticenze, si è rivelato un film molto bello, molto ben fatto e, soprattutto, in grado di incutere quel tipo di ansia che ormai molto raramente riesco a provare, difficile per ciò che rappresenta, ov…

IqBal: bambini senza paura

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Giovedì 19 Novembre è uscito nei cinema il film d'animazione IqBal: bambini senza paura, di Michel Fuzellier e Babak Payami, liberamente ispirato alla vicenda di Iqbal Masih, "bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile" (cit.), ucciso nel 1995 dagli stessi sfruttatori che aveva denunciato. Aveva solo 12 anni.
Il film, sostenuto e promosso da Unicef Italia, va ad arricchire le iniziative atte a caratterizzare la Giornata internazionale dell'Infanzia e dell'adolescenza.
Al di là del valore cinematografico e artistico di questo film, credo si tratti di un'occasione per rendere questa storia di coraggio e violenza più conosciuta di quanto in realtà non sia.

A tal proposito, ricordo a tutti che in questo post di qualche mese fa parlai di un altro progetto a cui, tra l'altro, ho contribuito anche io, quello di un'antologia di racconti che si è proposta di rivisitare le fiabe e le favole …

Tales of Halloween

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Gli horror a episodi sono un toccasana durante le serate mosce. A me sinceramente piacciono molto, soprattutto quando sono girati a più mani perché mi da la possibilità di 1) conoscere registi nuovi/registi meno nuovi che magari mi ero perso, 2) entrare in contatto con nuove idee e nuovi argomenti, 3) godermi qualcosa di leggero (al di là della leggerezza effettiva del narrato).  Allo stesso tempo però l'horror a episodi è rischioso: devi essere davvero bravo per gestire una storia breve, c'è più eterogeneità e quindi sono più frequenti i cali e, infine, nello stesso progetto possono essere coinvolti talenti di livello differente. Però, in generale, i film a episodi mi piacciono. Mi sono piaciuti molto i due ABC of Death, ho apprezzato alcune cose dei due V/H/S, sono molto legato a The Theatre Bizarre e per me roba come i due Creepshow o Due Occhi Diabolici sono cult assoluti. Anche per questo non vedevo l'ora di approcciarmi a Tales of Halloween (2015).
A dire il vero Ta…

Knock Knock (di Eli Roth, 2015)

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Non sono mai stato un grande estimatore di Eli Roth ma devo ammettere che il suo primo film da regista, Cabin Fever, è uno dei miei cult assoluti. Ma Cabin Fever è e rimarrà sempre un film a se, un prodotto che ribalta una certa concezione di film dell'orrore, che si fa meta-cinema senza rinunciare ad una certa coerenza narrativa ma, soprattutto, è un'opera sorretta dal genio di David Lynch (produttore esecutivo ma, sono sicuro, non solo). Che poi a molti faccia schifo non mi interessa, Cabin Fever scardina un certo modo di concepire l'horror movie e il teen horror prendendo spunto da opere come La CasaNon aprite quella porta, L'ultima casa a sinistra ed esasperando azione e reazioni.

Parlo del primo lavoro di Roth per arrivare all'ultimo, quel Knock Knock che da noi deve ancora uscire, passando per quello che c'è in mezzo. Perché Eli, l'amichetto di Quentin, ha portato avanti un determinato percorso fatto di citazioni e ribaltamenti, mantenendo intatto …

Creepypasta - SCP Foundation

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E torniamo a parlare di creepypasta, perché qualche mese fa avevo annunciato dei post monografici su quelle che ritengo più riuscite, meglio costruite, più complesse e interessanti. Ad esempio oggi vi parlo di SCP Foundation (Fondazione SCP), una creepypasta che non finge di essere leggenda o, addirittura, reale ma che si palesa falsa, finzione (anzi, fiction). Ma è talmente bella, ben gestita e intrigante da aver attirato l'attenzione del web su di se.
C'è da dire che parlarne non è facile, in realtà la Fondazione SCP è un universo intero, parte come creepypasta e diventa videogioco, ha assunto le proporzioni enormi di una specie di gioco di ruolo, è complessa, dotata di sottosezioni e il semplice post di un blog non può raccontarla per filo e per segno entrando nei dettagli. Per questo vi lascerò in coda all'articolo tutti i link del caso per poter approfondire l'argomento.
Lo ripeto: E' TUTTO FINTO, non vogliono (e non voglio) spacciarvi la cosa per reale, si t…

Suburra (di Stefano Solima, 2015)

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Guardare Suburra è come osservare il cinema italiano e coglierne l'essenza, finalmente, nascosta tra tanti vuoti a perdere super pubblicizzati e piccole gioie sconosciute. Un viaggio tra passato e futuro (o meglio, uno dei possibili futuri), tra ieri, oggi e domani, tra realtà e finzione. Suburra, di Stefano Solima, sembrerebbe il solito film che strumentalizza i soliti problemi di casa nostra, li spettacolarizza, proponendo il peggio del peggio sia a noi che "ormai lo sappiamo", sia a chi spesso lo intende ancora come stereotipo. Perché è questa l'accusa che molti rivolgono a 'sto tipo di fiction, quasi cinema e TV fossero costretti tra le solite commediole, il solito cinema urlato o il ricordo di un passato glorioso e neorealista che, ammettiamolo, è fuori contesto.
Suburra invece sta lì, nel solco tracciato da due serie televisive come Romanzo Criminale e Gomorra (guarda caso, dello stesso Solima), entrambe tratte da dei film tratti a loro volta da dei libri. …

The Final Girls (di Todd Strauss-Schulson, 2015)

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Mi dispiace sempre guardare un film carico di aspettative e poi ritrovarmi deluso come un bambino che si aspetta un certo regalo a Natale e poi nel grande pacco colorato sotto l'albero ci trova tutt'altro. E badate bene, non sto dicendo che il film che ho trovato nel mio pacco sia brutto bensì che, semplicemente, non era il film che mi aspettavo. Questo The Final Girls che già dal titolo mi aveva colpito, per non parlare poi di come ne avevano parlato gli altri blogger (in coda al post trovare qualche link interessante che vi darà una visione del film diversa dalla mia) tanto da spingermi alla visione non appena una serata di queste si fosse rivelata propizia.
La serata propizia poi è arrivata, ma non è stata ugualmente fortunata, perché a me The Final Girls non è piaciuto come mi sarei aspettato e mi sento quasi in colpa a dirlo, perché credo di essere l'unico, avendo letto in giro di slasher definitivo o di uno dei migliori horror dell'anno. Horror in senso lato, pe…

Il manga Ichi the Killer, di Hideo Yamamoto

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Non riesco a guardare molti film, ultimamente. Ma non è colpa mia, non tutta almeno: un po' non ho voglia, un po' non ne ho il tempo. nel senso che non riesco ad andare al cinema, in televisione fanno poco e niente e non riesco a recuperare qualche film non pervenuto in Italia perché la sera non riesco a stare davanti al pc. Insomma, non guardare film non mi permette di scrivere chissà cosa qui.  Allora cambiamo media e rivolgiamoci al buon fumetto, che quello riesco ancora a leggerlo ogni tanto.  E oggi parliamo esattamente (e brevemente) di manga.
Ultimamente ho recuperato tutti i volumi di Ichi The Killer e finalmente ho avuto l'occasione di leggere questo capolavoro su carta e tutto d'un fiato, più o meno. Per chi non lo sapesse Ichi the Killer è un manga di Hideo Yamamoto edito in Giappone tra il 1998 e il 2001, il fumetto che ispirò Takashi Miike che, nel 2001, diresse il film omonimo. Ma dell'Ichi the Killer cinematografico ho già parlato qui un bel po'…

Quarant'anni dopo la morte di Pier Paolo Pasolini

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Oggi di quarant'anni fa è stata davvero una brutta giornata. O nottata, perché di notte si è consumato quello che il regista Marco Tullio Giordana ha chiamato "delitto italiano" nel titolo di un suo film dedicato all'argomento (Pasolini, un delitto italiano, 1995). E uno non deve essere necessariamente d'accordo con la "teoria del complotto" portata avanti, per anni, da alcuni amici di Pier Paolo Pasolini per ritenere quello del poeta/scrittore/regista/intellettuale italiano un delitto nazionale. Una perdita per il paese. Non perché Pasolini fosse più bravo di, speciale in confronto a o altre sciocchezze del genere. ma per il fatto che fosse un abile lettore della storia e della società nostrana, in grado di penetrare una realtà complessa, sporca e difficile, profonda e fugace come quella della nostra nazione. Uno in grado di anticipare avvenimenti intesi come conseguenze. Non si tratta di un potere medianico ma dell'abilità mediatica di leggere, c…