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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2016

Halloween: creepy vintage photo book

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Ed eccoci, finalmente, con un nuovo Halloween, che per chi non lo sapesse è la mia festa preferita dell'anno. E visto che sinceramente quest'anno non sapevo proprio come festeggiarlo qui sul blog, eccovi un post speciale poco scritto e quasi completamente fotografico. Il motivo è semplice: per certi versi Halloween è una festa visiva, per altri ho poco tempo a disposizione, quindi niente di meglio che una bella selezione fotografica di foto vintage e spaventose della festa più paurosa di tutte. Se invece avete voglia di ripercorrere la storia di Halloween, cliccate qui e godetevi un excursus dedicato di qualche tempo fa. Se della storia invece non ve ne frega nulla, ecco qui alcuni film su Halloween che non potete non guardare questa notte.
Buona notte delle streghe a tutti!


















Lo Chiamavano Jeeg Robot (di Gabriele Mainetti, 2015)

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Che noi italiani il cinema di genere non lo sappiamo più fare, non è affatto vero. Anzi: che noi italiani sappiamo fare sempre e solo un tipo di film, è una bugia. E' vero invece che all'Italia non interessa. A noi, del cinema, interessa meno di zero, ma questo non lo ammetteremo mai, altrimenti non potremmo più lamentarci anche di quello. Ma pensateci bene: se ci fosse mercato ci sarebbero anche i film. Se qualcuno comprasse i blu ray ci sarebbero molte più uscite. Se la gente non andasse a vedere sempre e solo le tre solite cose, ci sarebbe più varietà. E così via. E' anche vero, però, che laggente bisogna educarla. Se fai vedere loro sempre e solo le tre solite cose, continueranno a volere solo quelle. Se io non so che un certo tipo di film mi potrebbe anche piacere, non lo andrò a vedere e non lo chiederò. Quindi, ipotesi mia nata anche da una certa esperienza nel campo, in Italia gli imprenditori non sanno fare gli imprenditori. Non rischiano. Non osano. Non invest…

31 (di Rob Zombie, 2016)

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Io Rob Zombie l'ho prima amato e poi odiato. Profondamente. Non sono il tipo di persona da odio verso registi, cantanti, scrittori, intrattenitori vari o artisti che siano, provo qualcosa di molto simile solo per Sandra Bullock e Luc Besson, ma va a pelle, mi stanno antipatici e mi provocano la gastrite a prescindere, non per reali demeriti loro. Con Rob Zombie, invece, è stato diverso, perché è stato uno di quei rari autori di cui ho percepito la “poetica del tradimento” nel momento stesso in cui ha cambiato, con la forza dell'egocentrismo (di cui tutti i creativi sono ampiamente dotati, ammettiamolo), non solo il suo stile, ma il senso stesso del suo cinema. Tutto ebbe inizio nel 2003 con La Casa dei 1000 Corpi, l'esordio del leader dei White Zombi, film non particolarmente riuscito ma che io amai (e amo) profondamente per quello spirito citazionista di cui è intriso, per quell'anima sporca che lo faceva brillare nella marea di pattume in cui comunque era relegato…

Demolition - Amare e vivere (Jean-Marc Vallée, 2016)

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Sopporto poco le persone che vogliono "esistere" a tutti i costi. Quelle persone che hanno necessità di "essere" agli occhi degli altri, di apparire non nel senso inflazionato del termine ma nel senso di spiccare per doti che magari possiede e che per questo ha bisogno di evidenziare ogni momento. Non sopporto chi vuole essere brillante a tutti i costi, simpatico a tutti i costi, saggio a tutti i costi, sagace, disinvolto e così via. Non amo le battute sempre pronte e adoro gli attimi d'imbarazzo, quelli in cui non sai che dire e non dici niente o, al massimo, balbetti. Mi comunica un senso di naturalezza che credo stia lentamente sparendo, lasciando spazio alla comunicazione sintetica e al sintetismo in cui ognuno di noi è quel che oramai l'altro si aspetta.
Per lo stesso motivo, mal sopporto le opere d'arte (o d'intrattenimento) impostate. Quelle da intellettuale ad ogni costo o necessariamente indi, quelle che devono per forza aver qualcosa d…

Batman v Superman: Dawn of Justice (di Zack Snyder, 2016)

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Ed eccomi qui, a parlare di un film di cui hanno già parlato tutti, su cui chiunque ha già disquisito, che ha fatto litigare e ha riappacificato, che ha fatto conoscere, incontrare e separare, amici per la vita e perfetti sconosciuti che importa, tanto questo è il cinecomics, questo è il cinema che conta e che fa incassi. 
Io, che i cincecomics li amo, (perché riportano a galla il bambino che è in me e che fantastica ancora di supertutine nonostante un Miracleman qualunque possa ammazzarlo a suon di decostruzionismo) inizio a vederla un po' come ci ha spiegato Inarritu qualche tempo fa, seppur con toni quasi apocalittici che mi paiono ancora un tantino esagerati. Più che per i film in se, per il modo in cui agiscono sulle masse. Gente che, davvero, non ha niente di meglio da fare che litigare – non discutere, LITIGARE – su un film che parla di Superman o di Batman o di chicchessia. Gente che se la prende a cuore più di quando gli offendono la mamma e che parte con crociate a favo…