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Visualizzazione dei post da Novembre, 2016

Channel Zero - Candle Cove (di Nick Antosca, 2016)

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Da appassionato come sono di creepypasta (e se non sapete cosa sono ma vi interessa, andatevi a leggere un po' questipostqui) e serie TV, non avrei mai pensato di trovare la felicità di fronte al monitor del mio PC godendo di entrambi questi elementi allo stesso tempo. Poi però, un giorno, è arrivato Channel Zero, e la mia vita è cambiata.
Paura. Un sentimento che al cinema o in home video ho provato spesso, anche se non quanto avrei voluto davvero. Perché è indubbio: l'esperienza fortifica lo spirito. In altre parole, è molto più facile spaventarsi (per della fiction) quando si è bambini, scevri del significato della paura, con gli occhi ancora poco abituati alle cose di terrore. Poi, man mano che si cresce, si iniziano a vedere cose e a vivere esperienze... e spaventarsi diventa sempre più difficile.
La mia passione per le creepypasta forse nasce da questo: racconti o vicende inventate che attingono dalla quotidianità, dalla realtà o da situazioni familiari, trasformandol…

[Fumetto] Paperi (di Marco e Giulio Rincione)

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Senza inoltrarmi nella polemica “fumetto italiano vivo / fumetto italiano morto” che già so non porterebbe da nessuna parte (come non porta da nessuna parte parlare della medesima cosa in campo cinematografico), posso dire brevemente cosa penso del fumetto made in Italy: che bisogna supportarlo. Nei limiti delle possibilità, soprattutto economiche, e dei gusti personali, il fumetto italiano necessita non solo che qualcuno lo legga, ma soprattutto di un turn over. Questo perché l'epoca d'oro Bonelli è finita, perché chi leggeva prima Tex o Dylan Dog ora non lo fa più, perché i lettori non vivono in eterno e quando quelli vecchi – volenti o nolenti – smettono, ce n'è bisogno di nuovi.
Ora, noi italiani leggiamo poco e questo non è un segreto. Leggiamo poco in generale, leggiamo meno di quanto scriviamo. Inoltre quel poco che leggiamo lo leggiamo anche in maniera diversa: se prima, ogni mattina, si andava a comprare il quotidiano dal giornalaio per poi leggerlo davanti al …

Dark Blue, il primo film di Michael Segal

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Il cinema italiano non si ferma, piuttosto si fa strada senza clamore in modi forse scoperti troppo tardi, ovvero attraverso la realtà delle piccole produzioni indi che, soprattutto quando si parla di film “di genere”, prendono le redini scalzando i grandi nomi della produzione nostrana, che il "di genere" non sanno più cosa sia! In effetti il problema principale del nostro (bel?) paese è proprio l'incapacità di investire su realtà nuove. Questo vale un po' per tutti i campi, ma soprattutto per quelli artistici e/o dell'intrattenimento. L'originalità non è ammessa, nessuno si assume rischi, si continua sulla vecchia e solita strada evitando di prenderne una nuova perché, come dice il proverbio, “si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova”. Ed è per questo, forse, che siamo rimasti indietro di anni rispetto al resto del mondo.
Per fortuna qualcosa ancora si muove e non per forza ai piani alti, quelli conquistati dai Sorrentino di turno. Ne ho avuta ult…