Okja (di Bong Joon-ho, 2017) e la favola nell'era della globalizzazione.


Ho sempre trovato il mercato cinematografico orientale una fucina di buone idee legate a tematiche più lontane da quelle occidentali, ancorate ad una tradizione millenaria totalmente diversa (se non opposta) alla nostra. Ok, so di stare dicendo un'ovvietà, ma palesarla farà bene al discorso che sto per fare in questo post.

Qualche settimana fa ho visto Okja ultima fatica del regista coreano Bong Joon-ho che forse qualcuno ricorderà per il thriller Memories of Murder del 2003 o per il monster movie TheHost del 2006 o per lo sci-fi del 2013 Snowpiercer, una produzione coreana/americana tratta dall'omonimo fumetto francese, che decretò il suo primo successo al di fuori dei confini asiatici. E credo che quest'opera bellissima e importantissima smentisca la frase scritta da me poco più sopra, perché Okja è la sintesi perfetta tra i due mondi, oriente e occidente, e tra i due diversi modi di concepire il cinema. 

Ma di cosa parla esattamente Okja? Beh, la storia che racconta è semplice quanto bizzarra: quella di Mija (interpretata da una giovanissima e bravissima Ahn Seo-hyun), ragazzina coreana alla cui famiglia di allevatori è stata è stato affidato Okja, un sorta di supermaiale di proprietà della multinazionale (americana) Mirando Corporation . Tra i due, dopo dieci anni di convivenza, è nata un'amicizia speciale, un legame impossibile da spezzare. E sarà per questo legame che Mija combatterà e farà di tutto pur di salvare Okja, costretta a tornare tra le braccia della multinazionale che ne farà salsicce.


Dicevamo: oriente e occidente. In effetti Bong Joon-ho non è mai stato particolarmente lontano da tematiche e storie capaci di andare al di là delle appartenenze geografiche e culturali, inserendole in dinamiche facilmente riconoscibili ma, certo, tipiche di un certo qual modo di fare cinema. Infondo la ghettizzazione non è mai positiva e in tutti i suoi film questo regista ha sempre cercato di superare certe barriere senza per questo snaturalizzare la propria opera e le proprie radici. Come fare però per non apparire finto, sintetico, di plastica? Beh, nel 2013 utilizzò lo stratagemma del luogo/non luogo (il treno di Snowpierce), mentre nel 2017 rende l'ambientazione globale, arrivando ad abbatterle le barriere di cui sopra. Per questo Okja si rivela una storia universale, in cui il tema del viaggio in un mondo globalizzato (che quindi annulla le distanze) si inserisce in un contesto favolistico. Qui si sviluppa il tema dell'amicizia multirazziale, quella tra un essere umano e un animale, mandando al diavolo (in un certo senso) le differenze e distanze etniche. Ecco che quindi la nazionalità di un autore/regista non conta più, come non conta la nazionalità della casa produttrice. Non a caso il film, prodotto da Netflix, è stato reso disponibile on-line e non nelle sale. Appunto, l'abbattimento delle barriere, alla faccia di chi ha avuto il coraggio di criticare tale scelta. 


La favola raccontata dal coreano è un racconto agrodolce, a tratti spietato e violento, a tratti sognante e fantastico. Una storia di amicizia, di amore nel senso più generico del termine. Una storia che non si accontenta di narrare ma che cerca di mostrare attraverso sequenze di grande cinema. Joon-ho è in grado di giocare con il ritmo alternando momenti di estrema lentezza riflessiva a sequenze vertiginosamente dinamiche. Ma cosa cerca di mostrare Okja? Che il mondo non è per forza in bianco e nero, che le sfumature spesso fanno la differenza, che l'innocenza è nello sguardo di un bambino. Sguardo destinato a sporcarsi nel momento stesso in cui supera i confini del proprio piccolo mondo - e diventa adulto - quando, a contatto con la realtà (un puzzle di punti di vista), diventa persino cinico e disincantato, ma che non si indurisce mai e non indurisce il cuore. C'è bellezza al mondo. C'è orrore. Non per forza l'orrore deve sminuire quella bellezza. Tutto procede di pari passo, frammento con frammento. Tutto è diverso da quello che appare. Ma è possibile arrivare alla verità, anche scavando? Forse no, forse sì, ma la scoperta avrà delle conseguenze indelebili.


Il regista non punta il dito, non ci viene a dire “questo è sbagliato” o “questo è giusto”. Non abbiamo a che fare con un moralizzatore. I cattivi possono avere slanci di generosità, i buoni possono prendere decisioni sbagliate. Le marcature, gli ideali puri e duri, possono portare al confondersi dei ruoli. Manca poi una condanna ai mangiatori di carne e non è certo l'apologia del veganesimo. Bong Joon-ho ci parla del mondo, ma ci mostra come lui lo vede, come secondo lui l'uomo agisce sulla natura, mutandola, cambiando gli stili di vita e l'ambiente che lo circonda, forse in bene o forse in male. Il tema ambientale resta preponderante ma non è più un noi contro loro o un questi contro quelli. Si tratta della visione di un autore che poi ci spinge a trarre delle conclusioni. E in ciò sta la sua grandezza. Lo spettatore non viene imboccato. Può essere d'accordo o meno, può nutrirsi dell'orrore o venirne sconvolto, può scegliere o decidere di non farlo. Può cambiare o rimanere lo stesso. Una favola con una morale che può essere interpretata. Una favola dei giorni nostri. 

Per tutti questi motivi Okja è un film consigliatissimo, un film bello che andrebbe visto da tutti, anche dai bambini ma solo con la presenza di un adulto che riuscisse a dare una direzione a questa visione.


Lo trovate solo su Netflix perchè è una produzione Netflix. Il film è stato presentato in anteprima e in concorso al Festival di Cannes 2017 il 19 maggio 2017. 

Commenti

  1. Caspita, che articolo.
    Non ho ancora visto il film, anche se dopo quanto letto non ho dubbi sulla sua bellezza. È che (mi pare te lo accennai anche nel post su Cannibal Holocaust) sono molto molto molto sensibile al tema... Ho letto in giro che nella seconda parte c'è una scena piuttosto forte. È vero? Secondo te la reggo? :-)

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    1. Dipende dalla sensibilità di ogni spettatore. Io mangio carne, so da dove viene la carne e come si ottiene. Per qualcuno quella scena potrà essere indigesta, ma il film va visto, fidati!

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  2. Ne parlate tutti benissimo.
    Devo recuperarlo. :-)

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    1. Sì, recuperalo perché merita davvero!

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  3. Non l'ho ancora visto, ma è in rampa di lancio.
    Grande curiosità, perchè Bong è tosto parecchio, Snowpiercer a parte.

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    1. Io credo si tratti di un'ottima evoluzione delle sue tematiche... secondo me ne sarai contento anche tu...

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