Villaggio Globale - SuperFantozzi (di Neri Parenti, 1986)


Ed eccoci qui, con il nuovo progetto del solito collettivo di blogger, questa volta dedicato ad un grande del cinema (ma della cultura tutta) italiano che ci ha lasciato da pochissimo. Sto parlando ovviamente di Paolo Villaggio, morto il 3 Luglio scorso. Per chi è nato come me negli anni '80, se non nella decade prima, Villaggio è sempre stato una sorta di costante. Certo, lui il cinema l'ha iniziato a fare già verso la fine degli anni '60, ma il successo, quello vero, quello grande, quello che l'ha fatto conoscere veramente (ma veramente) a tutti, è arrivato nel 1975, al cinema, con quello che è il suo più grande capolavoro (secondo me): Fantozzi.

La maschera del ragioniere Ugo Fantozzi ha accompagnato questo showman/scrittore/attore praticamente per tutta la sua vita professionale, a volte sovrapponendosi pesantemente alla sua identità di artista se non a quella di uomo: ad un certo punto, infatti, (e si è notato particolarmente al momento della sua morte) Villaggio è diventato Fantozzi.

Io i film su Fantozzi li ho adorati quasi tutti. Anche i più brutti. Guardarli, per me, è sempre stato come guardare qualcosa di familiare. Qualcosa di rassicurante. Che poi la parola "rassicurante" non è quella che assocerei ai suoi film. La critica spietata di Fantozzi, che col tempo si è trasformato in macchietta, ha lo scopo di fare a pezzi tutte le nostre sicurezze, prendendole in giro e facendo in modo che fossimo noi, i primi, a ridere di noi stessi. Con quella sensazione amara direttamente conseguente che ci faceva pensare che forse, più che ridere, avremmo dovuto piangere. 


Ciò che di rassicurante ho trovato in Fantozzi però è sempre stata la deriva presa dal personaggio e dalla critica che rappresentava ma che ce lo ha reso più familiare. Uno di famiglia. Diciamolo apertamente: gli unici film che definirei belli (ma veramente belli) di questa serie sono i primi due. Eppure, tra tutti, è forse il film SuperFantozzi ad avermi sempre appassionato di più, ad essermi rimasto più nel cuore e ad aver trovato un posto speciale non mio immaginario di ragazzino. Il quinto, quindi uno di quelli che aveva già perso lo smalto. Girato da Neri Parenti nel 1986 ma con, tra gli sceneggiatori, ancora Paolo Villaggio, ancora lui.

Ma che film è Superfantozzi? Si tratta di un viaggio tra i secoli, tra il mito e la storia, dall'origine dell'uomo nel Paradiso Terrestre ad un futuro non meglio precisato. E quindi questo film, pur rimanendo nell'ambito della commedia (a tratti becera) e del comico (soprattutto), viaggia attraverso i generi (di)mostrando una capacità camaleontica impressionante. Poi, ovviamente, c'è la costante Fantozzi, più che filo conduttore unica vera colonna portante grazie alle sue disavventure.


Superfantozzi si distacca dai film precedenti della serie (o della saga) anche grazie al suo respiro più ampio. Si tratta di una storia a parte, di un meccanismo a parte, che conserva la struttura episodica ma la porta agli estremi. Un percorso che va dalle origini del mondo verso un futuro di sfortuna, di soprusi ma anche di forza d'animo. Perché è vero, la "sfiga" fantozziana c'è, c'è sempre stata e sempre ci sarà, una sfiga meritata dalla mediocrità dell'individuo medio che Fantozzi rappresenta, vittima con i forti e carnefice con i più deboli, ma che si scontra con quel bisogno di rivalsa che tutti custodiamo in noi stessi e che continua a renderci uomini e non semplici "merdacce".

Parliamoci chiaro, però: le gag sono più o meno sempre le stesse, a volte sottili, molte veramente divertenti, altre (per fortuna poche) intrise di quella volgarità italiota che lo stesso Villaggio (con Luciano Salce) aveva criticato inizialmente nei suoi film. E poi non è nemmeno un film originale: ricalca a modo nostro il film di Mel Brooks La Pazza Storia del Mondo (in maniera tanto palese che se n'è accorto anche chi ha inserito il film su Wikipedia).


Insomma, volendolo guardare con presunta oggettività, di questo Superfantozzi si salva la struttura episodica che permette di guardarlo con la leggerezza di chi da questo episodio della saga non si aspetta nulla o non pretende nulla. Si salvano poi tante gag (tra le mie preferite quella di Excalubur, quella nel cinema, quella della Rivoluzione Francese e quella di Robin Hood) nonostante, ad un certo punto, la ripetitività faccia da padrona e in pochi momenti si punti ad una comicità becera e volgarotta. Perché sta andando perduta la poesia (sì, poesia), perché sta venendo meno l'originalità e la critica sociale. Perché si punta più a far ridere e meno a far riflettere. Però, per quanto mi riguarda almeno, qui siamo di fronte ad un classico della comicità, un cult che mi riguardo sempre con piacere e che per quel che rappresenta, mi fa sempre ridere. Perché è la mia storia. Perché è la mia fanciullezza. Perché i film di Fantozzi li guardavo quando ero piccolo e ci sono cresciuto, mutandone la mia visione, approfondendo i diversi livelli di lettura. Perché tutti i personaggi sono lì, sono sempre loro, li riconosci, li "conosci". Perché quando passa in TV non posso fare a meno di guardalo, scatenando ricordi belli, positivi, calorosi. Perché alla fin fine lui (Villaggio) era irresistibile e potente. E poi Fantozzi è Fantozzi, pochi cazzi. Un pezzo di storia, l'ennesimo pezzo della mia infanzia. E per questo non potrò che ringraziare sempre Paolo Villaggio.


P.S. Superfantozzi vede in ritorno, nel ruolo della Signora Pina, di Liù Bosisio, che l'aveva già interpretato nei primi due film della serie. Dal film successivo però (Fantozzi va in Pensione, del 1988), il ruolo sarebbe tornato a Milena Vukotic. Tra le altre cose, ritengo questo film lo spartiacque tra il mito fantozziano e il degrado (anche stilistico: i film successivi sembrano fatti per la TV) dei successivi.

Bene, Villaggio Globale inizia con questo post ma nei prossimi giorni ne troverete di diversi (e di migliori) in giro per la blogsfera. Cercherò di aggiornare qui con i diversi link, ma voi leggetevi il calendario qui sotto e seguite la rassegna, mi raccomando. 



LINK:

La Bara Volante - Sistemo l'America e Torno
Non C'è Paragone - Fracchia la Belva Umana

Commenti

  1. Il personaggio di Fantozzi è stato talmente iconico, da potersi permettere un intero film con le sue varie incarnazioni a spasso nel tempo, non so più nemmeno quante volte ho visto questo film da bambino, hai fatto davvero bene a sceglierlo per questo omaggio.

    Leo Ortolani il papà di Rat-Man, ha sempre dichiarato di essersi ispirato all’umorismo di Paolo Villaggio per il suo personaggio, credo che “Super Fantozzi” sia una delle principali cause delle avventure fuori continuity del personaggio, giusto per dire di quanto Paolo Villaggio abbia avuto un peso non indifferente nella cultura popolare italiana. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sapevo di Leo Ortolani, è proprio vero che Fantozzi (ma Villaggio in generale) ha segnato un sacco di persone. Uno dei vanti dell'essere nati nella generazione anni '80, per me, è questo.

      Elimina
  2. Il momento Excalibur è indimenticabile, da bambina avrò visto questo film almeno una decina di volte. E hai perfettamente ragione, anche a me è sempre sembrato lo spartiacque tra la bellezza e la fuffa arrivata negli anni a venire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poi è stato un naufragare costante. Ma non solo di contenuti: anche estetico. Qualche mese fa rividi Fantozzi va in Pensione (perché me li riguardo sempre e tutti, è una malattia) e pensai: ma questo era un film TV...

      Elimina
  3. Ho visto il film proprio l'altro giorno e ho riso come la prima volta perché Fantozzi è un mito e lo sarà sempre ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io l'ho rivisto qualche giorno fa in TV e ovviamente... incollato allo schermo :D

      Elimina
  4. Anche per me i primi due sono gli episodi migliori della saga. Eppure, questo Super Fantozzi c'ha un suo fascino particolare, trashissimo ma particolare, e pure io gli resto sempre molto affezionato. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fascino indiscusso... ma forse l'averlo visto da fanciulli contribuisce molto ;)

      Elimina
  5. Sai, non ci avevo mai pensato al collegamento a "La Pazza Storia del Mondo".
    Sinceramente non è il capitolo di Fantozzi che preferisco, lo avrei accorciato almeno di mezz'ora. Ma ci sono gag che le reputo eccezionali, come la mitica: "EXCALIBUR! IMBECILLE!"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quel collegamento me lo suggerì un amico tanto tempo fa e leggerlo su Wikipedia (dove a scrivere le varie schede sono non proprio dei cinefili, a volte) me lo ha riportato alla mente. Comunque quella di Excalibur sembrerebbe la più acclamata :D

      Elimina
  6. Devo dire che questo sta appena dietro i primi due nella mia classifica personale dei film di Fantozzi. E' vero quello che dici, è un personaggio talmente iconico che quasi ha "preso possesso" di Paolo Villaggio. Ciò però non sarebbe successo se buona parte degli italiani non fossero riusciti ad identificarsi con il suo personaggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che poi, pensandoci, è proprio quell'identificarsi a preoccuparmi: Fantozzi, per me almeno, è un personaggio negativissimo.

      Elimina
  7. Molto, molto trash e uno degli ultimi ad essere comunque interessante - come il successivo Fantozzi va in pensione -, ma senza dubbio anche uno dei miei cult dell'epoca.
    Ricordo ancora quante risate con Excalibur. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quell'Excalibur ci ha segnato proprio tutti :D

      Elimina
  8. Fantozzi è lo specchio del nostro paese, paradossalmente se prima ci faceva ridere adesso ci fa "paura", perchè ci rendiamo conto di ciò che siamo diventati. E questo "Superfantozzi" è un po' la summa di questo personaggio, che segnerà come pochi altri gli anni a venire

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, solo che spesso quel "far paura" non viene recepito proprio da tutti... e questo fa abbastanza paura a me :P

      Elimina
  9. Excalibur imbecille! Comunque anche Fantozzi va in pensione non era male, anche perché riprende un tema dolente dell'italiano, ovvero sentirsi finiti una volta pensionati e vedere nel lavoro la sola ragione di vita. Al di là dell'inevitabile declino, il ragioniere Ugo Fantozzi ha incarnato il prototipo dell'italiano della media borghesia nei suoi difetti e in qualche modo virtù-

    RispondiElimina

Posta un commento

... e tu, cosa ne pensi?

Post più popolari