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Visualizzazione dei post da Agosto, 2017

Parliamo di Tobe Hooper (R.I.P.)

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Mi metto a parlare di Tobe Hooper ora, a qualche giorno di distanza dalla sua morte, perché ho avuto necessità di riflettere. Riflettere su questo regista, riflettere sul suo cinema, riflettere su come stia cambiando (sia cambiato) il cinema, quello horror in special modo.
Ho riletto la mia vecchia recensione di Non Aprite Quella Porta. All'inizio parlo della morte del genere horror. La davo per scontata, ma dal 2012 ad oggi mi accorgo che di acqua sotto i ponti ne è passata: quanto da me ipotizzato e preventivato non è mai accaduto e l'horror cinematografico è ancora qui, più vivo che mai. Per sopravvivere è semplicemente o sta semplicemente mutando pelle, nonostante il passato resti tutt'ora un faro.
Uno dei rappresentanti di quel passato, diciamo la seconda fase dell'horror moderno, è stato sicuramente Tobe Hooper. La voglio sparare grossa: Non Aprite Quella Porta è stato uno degli antesisgnani del genere slasher. Con questo NON voglio dire che SIA uno slasher movi…

The Devil's Candy (di Sean Byrne, 2015)

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The Devil's Candy è un film del 2015 che da noi sta arrivando soltanto quest'anno nelle sale. Ok, non è una novità, succede spesso ma a me fa girare la balle lo stesso, poi ci si lamenta della pirateria. Ma tralasciando i simpatici distributori italiani (e ringraziando Koch Media e Midnight Factory ancora una volta), definiamo cosa sia questo The Devil's Candy. 
Horror formato famiglia. Mi veniva in mente questa frase mentre lo guardavo. Non perché sia un film "per famiglie", questo no, è un horror e come tale mantiene tutte le caratteristiche del genere, ma per il semplice fatto che è "una famiglia" ad esserne protagonista. Qualcuno potebbe obiettare che di horror con famiglie come protagonista o antagonista ne è pieno il mondo, ma non centrerebbe il punto della questione: in The Devil's Candy c'è una FAMIGLIA, ovvero un gruppo di persone (madre, padre, figlia) che si comportano come tale. Certo, una famiglia particolare, ma assolutamente reali…

Death Note (di Adam Wingard, 2017)

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Finalmente il tanto atteso Death Note di Netflix è stato rilasciato. Un film tanto dibattuto (come al solito) da chiunque e ancor prima dell'uscita, su cui tutti avevano fatto ipotesi e contro cui le critiche non avevano tardato ad arrivare dopo il rilascio del primo trailer ufficiale. 
Quindi sì, finalmente il film su Death Note è “uscito” e io non ho perso tempo e me lo sono guardato. Queste di seguito sono le mie opinioni ragionate in merito.
Prima di tutto fatemi specificare una cosa: questo Death Note ha in comune col manga da cui è tratto (di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata) solo la “storia” di base: uno studente di nome Light trova il death note appartenente al dio della morte Ryuk e comincia a farsi giustizia da solo scrivendoci sopra nomi di criminali più o meno noti. Infatti la persona il cui nome finisce sul death note, muore. Light assurge velocemente al rango di “divinità in terra”, ma sulle sue tracce si pone il noto detective internazionale Elle, di cui nessuno conosce…

Atomica Bionda (di David Leitch, 2017)

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Io adoro i film di mazzate e amo Charlize Theron. I film di mazzate fanno parte del mio DNA cinematografico, ci sono cresciuto e un tempo era l'unico tipo di cinema che conoscevo assieme all'horror e alla commedia italiana. La Theron invece non si può non amarla: è bellissima e bravissima, praticamente perfetta. Atomica Bionda è un film di mazzate (travestito da spy story) con la bella Charlize come protagonista assoluta. Quindi immaginerete quanto io abbia goduto nel guardarlo. Anche perché Atomica Bionda è un film diretto da Dio. Si dice così, no? "Da Dio", come a voler intendere che non poteva essere migliore essendo stato il padre eterno stesso a dirigerlo. In effetti le cose stanno così: non posso immaginare qualcuno più bravo di David Leitch dietro la macchina da presa di questo gioiello. E che Leitch fosse bravo lo sapevo già, essendo uno dei regista di quell'altra perla intitolata John Wick. Ma "così" bravo no, questo non me lo sarei mai aspett…

La Cura dal Benessere (di Gore Verbinski, 2016)

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Non è semplice trovarsi a parlare di un film come La Cura dal Benessere. Mai come in questo caso, infatti, mi sono ritrovato schiacciato dalla potenza tecnica e delle immagini completamente slegate da qualsiasi funzionalità narrativa. Mai come in questo caso la bellezza visiva ha avuto un effetto straniante, mi ha tenuto tanto lontano, distante emotivamente, dalla pochezza del racconto, tirato per le lunghe dalla soverchiante durata. 
Ma andiamo con ordine: La Cura del Benessere è un film di Gore Verbinski del 2016, sceneggiato da Justin Haythe e interpretato da Dane DeHaan, Jason Isaacs e Mia Goth.
Un racconto gotico, un mistery ambientato tra i Carpazzi le Alpi svizzere, un horror vecchia scuola, almeno per quanto riguarda il plot: un giovane e rampante broker viene inviato dalla società per cui lavora in una clinica svizzera con lo scopo di riportare a New York un amministratore delegato lì residente. Solo che il giovane Lockhart scoprirà a proprie spese che entrare nella clinica …

Annabelle 2: Creation (di David F. Sandberg, 2017)

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INTRO
Annabelle è una bambola Raggedy Ann, appartenuta ad un'infermiera di nome Donna, che la ricevette in dono da sua madre come regalo per il ventottesimo compleanno.  Donna viveva con Angie e le due cominciarono a notare cose strane legate alla bambola. Ad esempio che cambiava posizione da sola, oppure che lasciava bigliettini scritti con calligrafia infantile in giro per la casa. Quando però, una sera, le ragazze trovano la Raggedy Ann sporca di qualcosa che sembrava proprio essere sangue, si spaventarono e decisero di contattare un medium.
Nessuno, in realtà, da mai veramente ascolto ai medium. A meno che questi non promettano soldi o fortuna. Però Donna e Angie erano spaventate davvero e quando il medium raccontò loro che lo spirito di una bambina di nome Annabelle voleva entrare nella bambola per poter vivere con le due, queste mosse a compassione lo ascoltarono. Senza sapere che il medium interpellato era un ignorante di quelli assurdi. Perché, da che mondo e mondo, un fan…

The Similars (di Isaac Ezban, 2016)

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Ci sono tanti, tantissimi film, che nessuno vedrà mai qui in Italia. Questa frase, detta nell'era della realtà 2.0, degli acquisti oltre oceano, del download selvaggio e dello streaming spietato, sembra non avere molto senso ma, se ci pensate bene, le cose stanno proprio così. Questo perché è impossibile informarsi su tutto, conoscere tutto, essere sempre aggiornati. E poi ammettiamolo: molto spesso veniamo a sapere le cose per caso e quando poche persone ne parlano, le probabilità quasi si azzerano.
Per fortuna che c'è Netflix, e la mia non è una pubblicità al noto sito di streaming/casa di produzione. Per fortuna che c'è perché zitto zitto, mogio mogio, ci porta a casa cose di cui altrimenti non avremmo mai trovato traccia. Solo che, ammettiamolo, Netflix non è intuitivo al massimo: ci sono una miriade di film e serie TV ma non è facile trovarli a meno che uno non sappia esattamente cosa cercare. Io, ad esempio, qualche mese fa ci ho guardato Los Parecidos, ma se non av…

Yakuza Apocalypse e la follia di Takashi Miike

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Quando parliamo di cinema orientale, se non di giapponese, non possiamo non annoverare Takashi Miike tra gli autori più importanti degli ultimi decenni. Non soltanto per la mole enorme di film girati, ma anche per il modo in cui ha fagocitato elementi estranei alla cultura nipponica senza per questo snaturalizzare il proprio cinema, che è fortemente nipponico. 
Che poi, coesistono diverse "anime" nel cinema di Miike. Limitarsi ad una semplificazione di comodo non fa che sminuirlo. Cosa accomuna, ad esempio, Visitor Q, Audition, Yattaaman e 13 Assassini? Tutto. Niente. E ne sto citando quattro a caso. Forse l'elemento più riconoscibile del cinema di Miike è l'eccesso, ma anche di quello esistono forme diverse. Eppure dai, facciamola una semplificazione, cataloghiamolo come "cinema eccessivo". 
Yakuza Apocalypse, film del 2015, è questo eccesso portato all'eccesso (perdonatemi il gioco di parole). E' la razionalizzazione del caos. Narrativo e visivo. …