IT (di Andrés Muschietti, 2017)


Finalmente ho visto IT. Finalmente mi sono seduto al cinema per gustarmi il tanto atteso (e chiacchierato) film di Andrés Muschietti del 2017, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King. Finalmente, sì, perché ieri sera ero come un bambino in attesa di scartare i pacchi regalo la notte di Natale: non stavo più nella pelle. E mi hanno dovuto sopportare gli amici con cui ero, che poveretti si sono ritrovati con accanto un povero idiota che non la smetteva più di ripetere "IT, IT, IT, IT".
Lo attendevo da tanto. Lo attendevo da ancor prima che venisse annunciato. Lo attendevo e, si sa, l'attesa moltiplica le aspettative. Assieme ai pareri entusiasti di chi il film lo aveva guardato prima di me. Ma alla fine, IT di Andrés Muschietti mi è piaciuto? Sì. Ma vorrei parlarne con voi entrando un po' più nel dettaglio.

Ho scritto questo post 'sta mattina, prima di andare a lavoro. A caldo. Per fare un po' di ordine mentale, ho preferito suddividerlo in tre parti, tre punti di vista differenti, altrimenti rischio di perdermi e di ritrovarmi a galleggiare come un palloncino in quel marasma di ragione e sentimento che sento dentro me in questo momento. Leggetele tutte o solo quelle che vi interessano.

PUNTO DI VISTA N° 1: IL FILM E LA MINISERIE TV
PUNTO DI VISTA N° 2: IL FILM E IL ROMANZO
PUNTO DI VISTA N° 3: IT diretto da ANDRES MUSCHIETTI




PUNTO DI VISTA N° 1: IL FILM E LA MINISERIE TV


Sì, lo so, vi siete rotti di questo paragone. Ma al cinema continuavo a sentir parlare di questo IT come del remake dell'omonima miniserie TV del 1990 e anche io mi sono rotto. Quindi lo ribadisco ancora una volta: si tratta di un nuovo adattamento del romanzo, che è l'opera originale. Non è un remake. E' sì lo stesso sport, ma si tratta di due campionati diversi su due campi da gioco diversi, per dirla alla Tarantino. Però è anche ovvio che il paragone nasca spontaneo.
Bene, la miniserie IT diretta da Tommy Lee Wallace è oggettivamente brutta. Io ci sono affezionato, da bambino mi ha spaventato a morte, è sicuramente un cult. Ma è fatta male: scollegate il cuore, riguardatela e non mentite a voi stessi. Che vi piaccia o meno poco importa, piace anche a me. L'IT cinematografico invece è oggettivamente ben fatto, nel senso che Muschietti è bravo e si capisce subito dai movimenti di camera, dalla gestione dei jump scare, dal respiro che da alla propria opera. Lo stesso dicasi per il montaggio. Lo stesso dicasi per le prove degli attori/bambini, penalizzati qui in Italia da un doppiaggio che a me è parso osceno (ma dovrò riguardarlo in lingua originale per esserne sicuro). Per non parlare delle musiche bellissime e del sonoro, su cui tornerò dopo. Infine, c'è il paragone tra i due Pennywise. Ora, fermo restando che ritengo Tim Curry un attore eccezionale e per questo il suo clown assolutamente magnifico, Bill Skarsgård riesce ad incarnare perfettamente lo spirito del mostro e a renderlo più in linea con il mostro che è. Si capisce subito che quella di Pennywise è una maschera e che non stiamo parlando di un clown assassino.
Per il resto, paragonare i due lavori è come paragonare due versioni dello stesso soggetto: ci può essere un paragone qualitativo, ma non un confronto "quantitativo". Detto questo, sicuramente la miniserie TV, all'epoca, mi colpì maggiormente e mi spaventò davvero, ma ero solo un bambino, mentre adesso dovrei essere un adulto.


PUNTO DI VISTA N° 2: IL FILM E IL ROMANZO


Solitamente non mi piace fare paragoni tra l'opera originale e la/e sua/e trasposizione/i. Ma il romanzo, pur non essendo tra i miei King preferiti (qui trovate la mia opinione a riguardo), è e resta un cult che mi ha profondamente condizionato e che quindi ha, per me, un importanza capitale. Aggiungiamoci anche che il regista aveva dichiarato che la sua sarebbe stata una versione fedelissima a quella cartacea, quindi capirete che non c'è motivo per non paragonare le due opere.
A mio modesto parere, però, l'IT di Andrés Muschietti con l'IT di Stephen King ha poco a che spartire. Non sto dicendo che ciò sia un male, ma se mi dici che la tua cioccolata spalmabile è uguale uguale alla Nutella, io poi voglio che sia uguale alla Nutella. Altrimenti, per quanto buona sia, ci rimango male.

E' vero, molte scene riprendono pari pari quelle del libro: la morte di Georgie, il lebbroso di Neibolt Street, "Bev, tu mi preoccupi" e così via. Solo che determinate scelte di scrittura, riguardanti soprattutto i personaggi, non solo sono distanti da quelle del romanzo, ma cambiano anche le carte in tavola per gli sviluppi futuri (un esempio? Henry Bowers). Lo ripeto a scanso di equivoci: sono per la totale indipendenza del film rispetto al romanzo, che io trovo infilmabile. Ma certe scelte non le ho capite. Come non ho capito perché cambiare le dinamiche di gruppo e tra i gruppi: Bill, nel romanzo, è un leader e la forza del gruppo sta nell'essere destinati ad essere un gruppo. Il concetto di predestinazione è comune nella narrativa di King ed è essenziale in IT. Così come è essenziale la contrapposizione tra i Perdenti e Bowers e co., che qui si perde totalmente.

Infine cambia proprio la prospettiva: se l'IT cartaceo parla del male assoluto rappresentato proprio da It, nel film It diventa un mostro che non solo si nutre di paura ma che la rappresenta. In altre parole si perde il concetto di forza assoluta del male e It diventa un bau bau puro e semplice.

C'è da dire che il film rispecchia il sentire dell'autore del romanzo e del romanzo rispecchia la poetica: il male che si riflette sull'umanità, le difficoltà del diventare adulti, la perdita del potere immaginifico o anche la violenza vista come strumento per affermare la propria supremazia, soprattutto da figure maschili.

Trattandosi del solo Capitolo 1, le cose potrebbero capovolgersi con il prossimo film previsto per il 2019. A parte questo, il film è il film e il romanzo resta il romanzo. Quindi ora esprimerò il mio punto di vista su quest'ultimo.


PUNTO DI VISTA N° 3: IT diretto da ANDRES MUSCHIETTI


L'ho scritto all'inizio, ma mi voglio ripetere: a me il film è piaciuto. Non è un capolavoro, non mi ha fatto "impazzire". Ma mi è piaciuto tanto.
Mi è piaciuta l'idea di "aggiornarlo", di trasporre la narrazione dagli anni '50 alla fine degli anni '80. Mi è piaciuta l'idea di condirlo con gli elementi di quegli anni, compresa la splendida colonna sonora o altri particolari pop. Di avvicinare lo spettatore nella stessa misura in cui il romanzo era più vicino ai propri lettori, anche perché, così, la seconda parte potrà essere ambientata ai giorni nostri.

Mi è piaciuta quindi la confezione. L'aria che si respira ti permette di entrare nel film, di viverlo dando un valore a quel che accade. IT parla di (pre)adolescenti, quindi è un horror adolescenziale nella sua accezione più bella e significativa: ci parla di un gruppo di ragazzini che si comporta da ragazzini, che litigano tra loro, che scherzano, si prendono in giro e soffrono. Che si innamorano e vivono le loro prime pulsioni sessuali. Ragazzini che hanno paura. Reietti, sfigati, quindi perdenti. Sbagliati. Ma in una città come Derry va benissimo, perché Derry è una città sbagliata. Si tratta di dinamiche di gruppo realistiche se inserite nel contesto, e quindi apprezzabili. Personaggi che potrebbero essere persone e che solo nel gruppo trovano la forza per superare le proprie debolezza. Che bella quest'aria, che bello vivere questo racconto di formazione. A me ha sinceramente scaldato il cuore, conquistato e fatto sentir partecipe, ma allo stesso tempo non è detto che tutti debbano viverla alla stessa maniera: da "adulti" è più difficile entrare in sintonia con questo modo di concepire le dinamiche. Ma davvero si può non empatizzare con sguardi languidi, biciclette buttate per terra, baci sofferti e pugni in faccia tra amici fraterni? Dipende!


Ho letto un po' dappertutto il paragone tra questo IT e I Goonies. Concordo al 99%, alla fin fine proprio di questo si tratta: ci vengono raccontati personaggi che, abbandonando l'infanzia, si approcciano all'età adulta. Solo che l'età adulta non è bella. L'età adulta fa schifo e se diventando adulti si perde quel che un tempo ci rendeva diversi, allora si finisce per perdere se stessi. L'avventura che vivono i Perdenti, quindi, non è solo lo scontro/confronto con le proprie paure, ma anche un modo per scontrarsi contro il sistema, per non farsi divorare da esso. 
Però, forse, più che con I Goonies il confronto corretto sarebbe con Stand By Me, per preservare la continuità che la pellicola rispetta nei confronti della poetica kinghiana. Anche se poi, a conti fatti, l'accostamento più facile si può fare tra IT e Stranger Things. Non faccio spoiler, ma alcune dinamiche sono identiche. Per non parlare dell'estetica. Al netto delle similitudini però, al netto della componente avventurosa, dell'estetica e dell'ironia, al netto anche delle differenze di genere, IT è un film assolutamente più crudo, più cattivo e "horror". 

Dal punto di vista horror, al di là dei vari jump scare e di alcune scene che ho trovato meravigliose (il "bagno di sangue", la scena nella cantina allagata, la parte ambientata in Neibolt Street, la scena delle diapositive, i bambini che galleggiano), lo stile resta quello che Muschietti ci aveva mostrato nella sua opera prima, La Madre. Che poi lui sia bravo lo si nota soprattutto nella direzione dei momenti non horror, come la gara di sputi o la guerra coi sassi. Di certo il lato gore è limitato e i momenti più fanta/horror sono in parte vanificati dal budget ridotto e da CGI di serie B. Che, ricordiamolo, è stato girato con un budget per certi versi ridicolo. Alla fin fine IT non mi ha fatto paura e non mi ha spaventato se non un paio di volte grazie ai soliti trucchetti, ma ha l'atmosfera giusta, complice anche un sonoro poco invasivo ma presente e importantissimo: nel cinema percepivo le vibrazioni dei bassi anche in scene "silenziose", in momenti non di certo chiave (non l'ho capito subito, però). 


Infine, parliamo degli attori: penalizzati dal doppiaggio che sono sicuro abbia snaturato le interpretazioni, li ho trovati espressivamente e mimicamente perfetti. Soprattutto Bill Skarsgård che, secondo me, interpreta perfettamente il Pennywise kinghianamente inteso e riesce a tirar fuori tutta la mostruosità del personaggio al di là della maschera che indossa. Peccato solo sembri il solito mostro in grado di dar forma alle paure delle sue vittime e che quindi non abbia la potenza del vero It.

Tutto bene, (quasi) tutto bello ma... c'è un ma. Guardavo il film e sentivo che qualcosa non mi tornava. Qualcosa che mi faceva dubitare. Alla fine sì, mi è piaciuto, ma non fino in fondo. Ad esempio ho trovato dei passaggi assolutamente superficiali, come la metamorfosi di Henry Bowers o il background di Mike, Ben e Stan. Così mi è parsa anche la gestione delle dinamiche tra i due gruppi sociali (i Perdenti e i bulli) e che in alcuni casi mi è sembrato si andasse avanti con il freno a mano tirato, smorzando i toni più cupi in un processo di crescita spietato, per poi assistere ad un'accelerata improvvisa (e scommetto usciranno un bel po' di scene tagliate) che non mi spiego. Mi sono anche chiesto dove fosse finita la profondità dell'orrore e la sua poetica. Spero davvero che il Capitolo 2 possa colmare questa mancanza di sintonia. Ma di ciò parleremo (forse) tra due anni.

Alla fine, forse IT funziona alla perfezione solo con chi riesce a lasciarci il cuore, ma qui entriamo nel campo del personale, quindi taccio. 

Commenti

  1. Alcune cose le abbiamo percepite allo stesso modo.
    Tranne l'horror: quello, qui, manca. Anzi, spesso è pacchianissimo (il quadro modiglianesco che prende vita, Pennywise gigante che vien fuori dallo schermo come Samara...).
    Le storie dei ragazzi sono carine, anche se appunto nulla è come nel libro -alcune cose sono proprio tirate via, tipo l'odio dei bulli, appiattiti totalmente.
    Ma, paradossalmente, la miniserie anni '90 in certe cose è stata pure più profonda!
    E, ti dirò, anche se tu la vedi diversamente, questo IT è proprio un remake aggiornato all'oggi della miniserie. Perché appunto col romanzo non ha nulla a che spartire... :D

    Moz-

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    1. Uhm, alla fin fine il film è molto più fedele al romanzo rispetto la mini, anche solo per lo spirito. E anche per alcuni elementi. No, non credo che la mini sia stata più profonda. Comunque attendiamo il 2019.

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    2. In alcune dinamiche la mini è stata più fedele (beep beep richie ad esempio) Non so, vedo questo film come un aggiornamento del precedente, con qualche elemento in più dal romanzo ma nulla che servisse davvero.
      Però, ripeto, la storia dei ragazzi è fatta bene.

      Moz-

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    3. Io continuo a dirlo: il romanzo è infilmabile. Non è solo un horror, è un romanzo di formazione, un fantasy e altro. Sono tante pagine, tanti fatti, tanta roba. Soprattutto considerando che King è un logorroico. Continuo a pensare che gli unici libri suoi che meritano una trasposizione sono quelli brevi o i racconti. IT, L'Ombra dello Scorpione, The Dome... no, meglio lasciarli perdere.

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    4. A meno che non ti viene un Kubrick e ti ricrea da zero uno Shining, per dire.
      Comunque sì, la vedo come te :)

      Moz-

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  2. Anche io sono rimasto piuttosto soddisfatto, anche se siamo lontani dalla dinamiche più adulte del romanzo.

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    1. Ma infatti le dinamiche sono ridotte all'osso. Mi ripeterò, ma a me è piaciuto molto come racconto di formazione, come horror adolescenziale fa i suo. Ma la complessità di IT romanzo no, non c'è... magari però con il prossimo film e con un budget più corposo si ribalta la situazione.

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  3. ma è horror o no?
    perché io non lo sto capendo...
    nel senso che alcuni blogger, anche parecchio innamorati di pennywise, hanno scritto che la dimensione strettamente paurosa manca, mentre tu, fan incallito, la sottolinei parecchio

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    1. Mettiamola così: è un horror che non fa paura :D

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    2. Diciamo che non crea quel senso di ansia e inquietudine che si respirava prima.
      Per i jumpscare funziona, visto che la gente al cinema saltava sulla sedia. Ma sono cose che nascono e muoiono lì. Esci dal cinema, vai dal kebabbaro e già ti sei scordato di IT.
      Con la precedente versione, col cazzo che te lo scordavi XD

      Moz-

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    3. Bisogna dire che la precedente versione televisiva l'abbiamo guardata da ragazzini. Rivista oggi risalta per tutti i suoi difetti... alla fine se non fa paura fa sorridere e l'unica cosa inquietante rimane Tim Curry, ma a me lui inquietava anche in Mamma Ho Riperso l'Aereo

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    4. Purtroppo quello che dice Moz si può ormai associare alla quasi totalità dei film horror e non.
      Passi per IT perché noi " adulti " conosciamo già il destino e le dinamiche dei personaggi, ma mi sono stufato del cliché horror dell'assassino che potrebbe finirti quando vuole ed invece perde tempo in cazzate e la sfanghi continuamente per esigenze di trama. :-P

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  4. Concordo su quasi tutti... però, dannazione, quanto mi è piaciuto!

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    1. A me è piaciuto ma non sono riuscito ad innamorarmi. Però sono convinto di dover attendere il secondo capitolo, secondo me è essenziale per poter avere un'idea più chiara tul tutto, nonostante questo film funzioni perfettamente da solo.

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