mother! (di Darren Aronofsky, 2017)


Credo sia giusto cominciare il nuovo anno parlando del film che più mi è piaciuto in quello precedente. Sto ovviamente parlando di mother!, l'ultimo film di Darren Aronofsky

Pensato nel 2015, arrivato dopo il flop del precedente Noah, arricchito da un cast importante (su tutti i protagonisti Jennifer Lawrence e Javier Bardem) e con alle spalle una casa di produzione pronta a sostenere un progetto atipico e rischioso, mother! è il film d'autore che molti autori non avrebbero mai avuto il coraggio di girare. Un'opera difficile poiché privata di una vera e propria narratività: qui si procede per immagini e per metafore, trascendendo una vera e propria linearità. Che però c'è, è lì: va semplicemente codificata.

Io ho adorato mother!. L'ho letteralmente amato. Mi ha colpito, mi ha straniato, mi ha irritato e mi ha commosso. Mi ha dilaniato. Nonostante questo, mother! è sicuramente un film banale. Una volta acquisita la chiave di lettura (fornita dallo stesso autore/regista in un'intervista), diventa tremendamente lineare. Questo perchè le metafore necessitano di essere codificate ma, una volta fatto, tendono a diventare limpide e lampanti. Oserei dire che sono il classico uovo di Colombo. Eppure, durante la visione, così impegnati nel sostenerne il peso emotivo, ci si dimentica di cosa si stia guardando. Effettivamente, bisogna scegliere subito come approcciarsi al film e ad una prima visione, io credo sia più giusto un atteggiamento passivo: subire mother! è assolutamente più piacevole (e doloroso) che tentare di farne la parafrasi. 

Il fatto è che il delirio di Aronofsky non è autocompiaciuto. A dire il vero, manca un concetto estetizzante che soverchi tutto il resto. mother! è un film viscerale frutto della rabbia, l'apice di una poetica. E come tale va recepito. Una preghiera urlata un po' verso il cielo, un po' verso se stessi, che si nasconde dietro l'idea di perfezione formale di un tipico film da salotto. Almeno all'inizio. 


Attenzione, qui potrebbero esserci SPOILER.

Aronofsky si è sempre confrontato con Dio. Prima ha cercato di calcolarlo (Pi Greco). Poi ha provato ad elevarsi a lui (The Fountain). Ha persino cercato di comprenderlo (Noah). Alla fine però, in questo caso, lo ha sfidato. Gli ha urlato contro. Lo ha accusato. Un regista come lui, però, non è mai riuscito a dimenticare l'essenza dell'essere umano e a distaccarsi da essa. Quell'essere umano vittima (sociale e umana) di se stesso in Requiem for a Dream. Il protagonista che esiste solo per quel che rappresenta per il proprio pubblico (The Wrestler). L'artista che nella sua ansia di perfezione si autoannienta, si annichilisce (Il Cigno Nero).
In mother!, che è la summa di tutto un cinema, questi due principi poetici convergono. Il Dio artista che si compiace dell'amore che riceve sottoforma di venerazione. Che quindi crea (per compiacersi e compiacere). Dio onnipotente ma così piccolo, che ha bisogno di essere riconosciuto dall'umanità per esistere, per diventare forza creatrice. Ecco, il riconoscimento: ogni prodotto, compresa l'arte, necessità di uno spettatore. Ma si crea davvero per qualcun'altro o è tutta soltanto automasturbazione (per dirlo in termini pasoliniani)?

Ho adorato ogni fotogramma di mother!. Ogni metafora e simbolo, seppur nella sua semplicità. Mi ha affascinato la personalissima lettura che il regista ha dato al libro dei libri, perché il suo percorso biblico si fonde con una concezione New Age del mondo, ponendo il Dio cristiano a confronto con la madre terra pagana (forse addirittura wicca). Un rapporto non creatura/creatore, ma più basato sul concetto di rinascita: esistono tante Madri Natura quante sono quelle pronte a ricostruire ciò che la precedente ha distrutto, esasperata dal figlio prediletto di un dio misericordioso ma estremamente egoista. Nella definizione del personaggio di madre converge poi il significato catto-cristiano (la Madonna) che si tinge di luciferina invidia nel momento stesso in cui l'umanità le ruba il frutto stesso del suo seno. L'essere umano, in mother!, diventa quindi un estraneo nella terra di tutti e di nessuno: siamo noi, massa adorante ancora una volta vittima e carnefice di se stessa. 


Tutto il resto è un percorso che va dal vecchio al nuovo testamento, passando da Adamo ed Eva, Caino e Abele, arrivando al Diluvio Universale e dirigendosi verso la nascita e la morte di Cristo solo per arrivare all'Apocalisse. Ma il tutto è una lettura personalissima di Darren Aronofsky che di cose umane vuole parlare e che nelle cose umane ci immerge in una seconda parte in cui il delirio diventa incubo e il film diviene un vero e proprio horror, con tanto di scene distrurbanti che tolgono il respiro. Mantenendo però sempre una visione lawrencecentrica, con la MDP che ruota attorno al punto di vista della madre e che ci fa convergere in lei, piangendone la disperazione e la paura, costringendoci a tenerne le parti. 

Fine SPOILER

Questo film non è stato capito. E' stato altresì disprezzato. Da qualcuno persino odiato. Al di là di chi lo ha fatto criticamente e sempre considerando che i gusti restano gusti e ognuno ha i propri, credo che tutto questo odio si basi su un fraintendimento: quello di Aronofsky non è un esercizio di stile. Non è la cifra stilistica che sovverchia tutto il resto. Si tratta di un lavoro viscerale e rabbioso, che non rinuncia all'estetica ma preferisce invocare il proprio diritto d'espressione artistica. E urlare le cose che dentro non potevano più stare. Grazie a dio, c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di fare qualcosa del genere. 

Commenti

  1. Recensione magnifica e obiettiva.

    RispondiElimina
  2. devo vederlo in italiano, io l'ho visto in lingua originale nel periodo di halloween, vediamo se in italiano è migliore ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, difficile che un film guadagni dal doppiaggio, secondo me :D però tu prova, non si sa mai

      Elimina
  3. Spero di riuscire a farne il primo recupero del 2018!

    RispondiElimina
  4. Concordo con ogni tua singola parola. Io non so davvero con quale parte del corpo l’abbiano visto, i cosiddetti ‘critici’. Anzi no, qualche idea ce l’ho...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, ho letto critiche ben costruite e tutte basate sul gusto personale. Pochi pochissimi si sono permessi di crticare su un piano "tecnico". Questo è un buon segno, secondo me.

      Elimina
  5. Come fa un film lawrencecentrico a non piacere?
    Quello strano e fuori di testa sarebbe Darren Aronofsky, oppure il resto del mondo? :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aronofsky. Il resto del mondo non merita altro che la normalità ;)

      Elimina
  6. Nella seconda parte il tutto mi è sembrato eccessivamente roboante, anche oltre il surrealistico. Ripetitivo, davvero troppo, mi ha annoiato. Però ci ho visto anche molte delle buone cose che hai scritto tu

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' volutamente eccissivo. Per la ripetitività, come ho scritto il film è lineare e il ripetersi è ritmico ed episodico. Tutto ha un suo senso e una sua funzione, poi può piacere o meno.

      Elimina

Posta un commento

Info sulla Privacy

Post popolari in questo blog

Breaking Bad - Recensione e curiosità di una serie già cult

6 racconti creepypasta che non vi faranno dormire la notte

Top 5: le Creepypasta (o leggende web) più inquietanti

Le 10 fobie più strane, stupide, atipiche

Una classifica nerd: I 10 supereroi più fighi di sempre