[Libri] Il Tribunale delle Anime, di Donato Carrisi


Quasi mai parlo qui di libri, ma trovandomi in un periodo della mia vita in cui guardo poco e leggo molto, ho deciso di dedicare il post della settimana a una delle ultime cose che ho letto.
Non sono un appassionato di narrativa italiana contemporanea. Avendo però sentito parlare spesso ultimamente (anche a causa del suo primo film da regista, del 2017) di Donato Carrisi, ho deciso di approcciarmi ad una delle sue trilogie più quotate, ovvero il Ciclo di Marcus e Sandra. Ho quindi letto il primo romanzo, Il Tribunale delle Anime.

Prima di iniziare ci tengo a precisare che quello espresso qui è solo il mio sintetico punto di vista da lettore, senza alcuna pretesa critica e assolutamente soggettivo.

TRAMA: 

Marcus è un prete, ma è un prete molto particolare, una sorta di investigatore addestrato a contrastare il male arrivando fin dove le forze dell'ordine non hanno il coraggio di spingersi. Sandra invece è una fotorilevatrice della scientifica di Milano da poco diventata vedova in seguito ad un misterioso incidente che ha coinvolto il marito reporter. Per puro caso le vite di due persone che non si sarebbero mai dovute incontrare finiranno per incrociarsi lungo la strada che porta verso un pericoloso serial killer.

Carrisi è laureato in Giurisprudenza e specializzato in criminologia e scienze del comportamento. Leggendo Il Tribunale delle Anime questo suo background risalta in maniera prominente, essendo le dinamiche narrative basate proprio sul comportamentismo fino a sfociare nella profilazione criminale. Proprio per questo il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2011, ben si inserisce in un filone da sempre di gran successo, tanto nella letteratura quanto al cinema e in televisione. 
La cosa veramente interessante è che al lettore diventa ben chiara fin da subito la conoscienza che ha della materia lo scrittore, permettendo alla storia di assumere toni realistici e, quindi, credibili. Nonostante i toni volutamente sopra le righe. 
Insomma, Carrisi sa bene quello che dice, basa le dinamiche su tecniche oggettive di investigazione e la sua scelta si rivela vincente.
Per tutti questi motivi e grazie ad uno stile di scrittura pulito, che fa della semplicità la propria arma, Il Tribunale delle Anime si rivela una lettura avvincente, che sfrutta colpi di scena ottimamente orchestrati fino ad un finale sconvolgente. Tra salti temporali e l'alternarsi armonico dei punti di vista dei personaggi, narrati attraverso un tipo di narrazione eterodiegetica. In altre parole il punto di vista del narratore coincide con quello dei protagonisti, il che permette di dosare le informazioni fondendo il thriller al poliziesco.

Peccato però che spesso l'autore si perda in tentativi di liricità piuttosto banali o in lungaggini che non fanno altro che appesantire una lettura di consumo che altrimenti avrebbe fatto della leggerezza (da un punto di vista narrativo) il proprio punto di forza, mentre da un punto di vista poetico è apprezzabile il tentativo di una riflessione profonda sul tema del male, della memoria e dell'identita che proprio nella memoria si identifica, banalizzata da alcuni cliché tipici della fiction mainstream e, per certi versi, vista e rivista, nonostante l'autore dimostri di voler esprimere il proprio punto di vista sull'argomento e non scelga la strada più facile dell'emulazione concettuale. 

Insomma, io ho trovato Il Tribunale delle Anime di Donato Carrisi un romanzo di genere assolutamente intrigante, ben scritto e coinvolgente, strutturalmente ineccepibile ma con alcuni difetti che non inficiano la lettura ma la appesantiscono e la banalizzano. Niente di male, mi è piaciuto e con un finale come quello si perdona tutto il resto. A questo punto non vedo l'ora di passare al secondo capitolo di questo ciclo, che se non ho capito male ne rappresenta anche il punto più alto.

Vi farò sapere.

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