La Forma dell'Acqua (di Guillermo del Toro, 2018)


 “Quell’unica convinzione mia che mi spinge al viaggio tra le fiabe è che io credo questo: le fiabe sono vere.” 

Voglio partire da questa frase di Italo Calvino per parlare, oggi, de La Forma dell'Acqua. Perché se c'è un motivo per cui ritengo Guillermo del Toro il più grande regista "di genere" vivente, sta proprio nel suo modo non solo di concepire, non solo di trattare, ma soprattutto di vivere le fiabe. Lui è uno di quelli che crede che le fiabe siano vere e per questo le immerge nella realtà rifiutandone il decostruzionismo. Anzi, arriva a fare quel che nessuno aveva mai avuto il coraggio: decostruisce la realtà nell'ottica del fantastico. 
E' una cosa meravigliosa, se ci pensate. Ci vuole una sensibilità fuori dal comune per fare una cosa del genere. E forse (forse) ce ne vuole una anche per apprezzarla appieno. Io non credo di rientrare in questa categoria, non sono riuscito a diventare completamente cieco nei confronti di quelli che ritengo dei "difetti" o forse più semplicemente semplificazioni delle dinamiche che portano The Shape of Water ad essere un film semplicissimo nella propria linearità ma vittima comunque di un certo parossismo. 

No, questo non sarà un post critico, non ho intenzione di applicare parametri di giudizio che per propria natura La Forma dell'Acqua rifiuterebbe. Se lo facessi mi sentirei un po' come Richard Strickland e la cosa mi disgusterebbe. No! Bisogna abbandonarsi guardando quest'opera che non ragiona narrativamente, ma lo fa per immagini. Come la poesia. La Forma dell'Acqua è pura poesia cinematografica (farcita di citazionismo e autocitazionismo) che ricorre alla musica per sviscerare il senso ultimo dell'emozione. 


1962: Elisa e una giovane donna muta che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico di Baltimora  Lì, un giorno, scopre l'esistenza di creatura anfibia tenuta prigioniera per degli esperimenti dal crudele colonnello Richard Strickland.

Se prendi i freak, i reietti come polvere da nascondere sotto il tappeto, e li rivolti come un calzino, scopri che la carne è intrisa di sentimento. Di amore. E' la bellezza dell'essere umano, questa. La forza di essere liberi nella propria solitudine, che ti divora, e combatterla con la leggerezza dell'emozione. Fuori solo i mostri, con tutto il loro senso di anormale normalità. I mostri (quelli veri) che non si nascondono ma si impongono come status quo. Nidificano e si moltiplicano fino a dar forma al nulla cosmico che celano dietro i loro abiti eleganti, le loro auto di lusso e il loro lavoro. Tutti gli altri non comprendono, invece. Il loro sguardo si ferma lì, sulla superficie. Guardate il mare, ad esempio: troppo spesso si rimane fermi sulla spiaggia senza chiedersi quale mondo si potrebbe mai nascondere sotto lo specchio di quell'acqua che tutto distorce. 
Credo che il problema, troppo spesso, sia proprio lì: la mancanza di profondità. La realtà si appiattisce, è una scelta di comodo. Per alcuni fare ciò è l'unico modo per non impazzire. 


Guardare La Forma dell'Acqua è un po' come immergersi in un mare sconosciuto, ma bellissimo. Il film inizia proprio così, in effetti. Siamo sott'acqua e riemergiamo solo con l'irrompere della quotidianità. Il sentimento si sprosciuga, ma l'emozione sopravvive grazie a personaggi come frammeti impazziti di un'universo narrativo che non ha più paura di rivelarsi per quello che è. In The Shaper of Water ritroviamo una prospettiva ribaltata: guardiamo il mondo da sotto e ne scopriamo i segreti più nascosti. Scopriamo quindi personaggi che sono nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Ma non per questo piegano il capo. L'arrivo della Creatura è quindi quasi messianico. La Creatura, che da dover essere liberata si troverà ad esser liberatrice, sconvolge e cambia le loro vite, gli libera dalle prigioni in cui erano stati ingiustamente rinchiusi. Libera persino il mostro, quello vero, svelandone la natura. Tutto questo con la potenza del suo essere altro.

Non parlerò in questo post delle incredibili prove degli attori. Non parlerò della meravigliosa estetica, delle coreografie sublimi che rendono questa fiaba moderna un musical perfetto. Non parlerò dell'orrore e dell'amore, della violenza e del sesso, del sangue e dei sorrisi. O delle lacrime che ho versato, io, nel buio della sala. Non serve, La Forma dell'Acqua basta a se stesso. Posso solo consigliare di guardarlo e di lasciarsi andare, di aprire il cuore. Lasciare uno spiraglio, una frattura nella propria corazza. Ci penserà il film poi a penetrarla, come fosse acqua. E ad aprirsi la propria strada verso l'anima. 

Commenti

  1. Pensa che invece io l'ho trovato tremendamente vuoto, scontato e ruffiano. Meglio, allora, Edward mani di forbice.

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    1. Beh, sinceramente se lo è questo lo è gran parte della fiaba contemporanea al cinema. Burton compreso. Comunque mi è sembrato tutt'altro che ruffiano.

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  2. come ho già detto, questo film lo puoi vedere con la testa o col cuore. Io ovviamente, per una volta, l'ho visto col cuore ^^'

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