Terrifier (di Damien Leone, 2018)


PREMESSA (potete anche saltarla, se volete)

Il cinema horror di un certo spessore, in un certo senso, ha dato una grossa mano agli appassionati del genere, che si sono trovati tra le mani film d'autore buoni per essere sbattutti in faccia ai radical chic e ai soliti ben pensanti da quartieri alti nel gran galà del cinema contemporaneo. Per una volta aveva senso dire "sono appassionato di cinema horror" senza per questo essere presi a pernacchie. Trovarsi di fronte a mezzi sorrisi quando si affermava che sì, in quel film c'è una poetica ben precisa, un po' faceva male al cuore. Perché ammettiamolo, sentirsi sempre quelli dei bassifondi non è bello e mettersi ogni tanto il vestito buono fa bene al proprio ego. 
Il problema è però che troppo spesso ci si dimentica delle origini e l'horror cinematografico ne ha certamente di umili. I mostri della Universal non brillavano certo per spessore psicologico, ad esempio: puntavano a far cassa e a spaventare. Ed erano mostri. Nessuno invita mai i mostri nel salotto buono, a meno che non si voglia far fare due risate agli amici. Ma chi ride dei mostri è sciocco e quasi sicuramente finisce male. Chi ride dei mostri, forse, infondo ne ha una paura fottuta. 


ART IL CLOWN (potete anche saltarlo, se volete)

Art il Clown è un mostro. Uno di quelli veri. Sembra venire direttamente dagli anni 80', decade di massimo splendore per lo slasher movie di serie B. Art il Clown non ha bisogno di spiegarvi la sua psicologia, le sue origini o la sua storia. Almeno al cinema, lasciate che i mostri siano entità astratte, terribili nella loro inacessibilità. Lasciate che Art uccida, faccia a pezzi e squarti per via della sua natura intrinseca, che diventi icona di sadismo e morte, che rappresenti la mostruosità nella sua pura essenza. Un archetipo che, in quanto tale, non necessita di motivazioni. E' così e basta. La funzione archetipica dell'horror è alla base dell'horror stesso. Art non è umano. Il fatto stesso che sia un clown lo rende simbolo più che personaggio. Un killer muto e senza pietà che si prende gioco degli stereotipi incarnando egli stesso lo stereotipo. Lui è lì, il grado zero del mostro che permette a tutti gli altri di appropriarsi di un'identità e di uno spessore psicologico che però, in un film come Terrifier, sarebbe inutile se non addirittura deletereo.
Allo stesso tempo però non pensate che Art il Clown sia una macchietta. A conti fatti il suo spessore sta nella fisicità e nella mimica che lo rendono tangibile, vivo, potente e funzionale all'idea che il suo creatore, Damien Leone, aveva in mente di rappresentare. All'idea stessa di cinema che incarna. 
Art, lo speriamo tutti, potrebbe diventare la nuova rappresentazione assoluta del male. Quello del "perché sì". Art il Clown potrebbe diventare la nuova stella/feticcio del cinema horror contemporaneo.


TERRIFIER (qui parlo del film)

Damien Leone viene dal mondo della serie Z. Curatore di effetti speciali artigianali, in vita sua ha diretto tre cortometraggi e un lugometraggio, All Hallows' Eve, che è una delle cose più brutte che mi sia mai capitato di guardare (tranne il finale). Quando ho sentito parlare tanto bene del suo ultimo lavoro, il lungometraggio Terrifier nato dal suo cortometraggio omonimo, quasi non potevo credere alle mie orecchie. Damien Leone che gira un bel film? Sembrava impossibile. Sfuggire agli stereotipi non è facile, eppure non posso far altro che unirmi anche io, in questo caso, al coro di esaltazione (cinematografica) che si è levato a proposito di questa opera seconda. Damien Leone gli stereotipi di cui era vittima è riuscito a farli a pezzi.

Credo sia necessario però contestualizzare Terrifier. Quello di Leone è un film diretto ad un certo tipo di pubblico che non è quello dei salotti bene dell'horror conteporaneo: Terrifier è un filmaccio brutto, sporco e cattivo, a basso budget, senza una trama che vada al di là del collaudato canovaccio slasher. C'è un killer sopra le righe, ci solo le sue vittime, c'è splatter e crudeltà visiva. Niente filosofia spicciola, né psicologia narrativa. Non c'è avanguardia, manca qualunque forma di sofisticatezza. Il meccanismo è quello classico e si assiste per un'ora e venti minuti a mattanza fatta bene, artigianale come una volta. Gli attori sono quello che sono tranne il protagonista David Howard Thornton, il budget è esiguo ma sfruttato al massimo. Ma la cosa veramente bella è che Leone non si prende mai sul serio senza per questo sforare nel goliardismo, nel farsesco: ha bene in mente che tipo di cinema vuole fare, sa come usarne gli stilemi e sa come prendersi gioco degli stessi in maniera intelligente. Prende un personaggio già cult, lo libera dalla catene che lo avevano limitato nel film precedente (un furbo taglia e cuci di cui ho già parlato qui) e lo tramuta in star assoluta che prende per il culo tutto e tutti ma mai se stesso. Art il Clown si comporta da clown, non da macchietta. Resta sempre fedele alla sua natura ambigua definita dalle azioni che compie, anche quando sembrerebbe stia per succedere il contrario. 


Terrifier non è un film per tutti, a modo suo è estremo, pura macelleria, quindi si rivolge a un certo tipo di pubblico. E' un film solido, basato sull'unità temporale e spaziale, sulla musica straniante, sul meccanismo collaudato. Richiama e cita i grandi classici ma non ne diventa vittima. Allo stesso tempo è un film originale per il modo in cui si pone nei confronti della tradizione. Non è nostalgico, per nulla. Facciamo un esempio concreto: Art, ad un certo punto della storia, usa una pistola. Con la pistola capovolge il cliché nostalgico che già era stato capovolto nella scena precedente. Anche il prefinale è un capovolgimento dei canoni, come lo è il preambolo. Per non parlare del senso di incertezza che insinua nello spettatore a partire dalla sua abilità nello sfruttare gli spazi per arrivare a note di surreale orrore (che ricorda quello di Hooper nel suo capolavoro Non Aprite Quella Porta). Insomma, Terrifier potrebbe apparire come il classico slasher ma non è così: è figlio dei nostri tempi e non può non tenerne conto. Lo spettatore medio di film horror ne rimarrà inorridito. Per tutti gli altri, amanti dello splatter e del gore, è manna dal cielo. Fermo restando che non siamo una banda di maniaci e psicopatici ma che anche in film come questi l'horror conserva la propria natura perturbante.
Un applauso, di film come questo c'è ancora bisogno nonostante troppo spesso sia comodo pensare il contrario.

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