Slender Man (di Sylvain White, 2018)


Il motivo per cui sono andato a guardare Slender Man al cinema nonostante mi aspettassi già che non ne valesse la pena è scontato: mi piacciono le creepypasta e quella dell'Uomo Esile è una delle più famose, se non la più famosa in assoluto. Prima di parlare del film (su cui c'è poco da dire, purtroppo), permettetemi quindi di raccontarvi qualcosa sulla leggenda da cui l'opera diretta da Sylvain White è stata tratta.

Slender Man nasce nel Giugno del 2009 e suo padre è l'americano conosciuto come Victor Surge, al secolo Erik Knudsen, grazie a cui vinse un concorso di ritocco fotografico indetto dal sito Something Awful. Knudsen inserì questa inquietante figura in due foto ritraenti bambini: un essere alto e magro, vestito elegantemente (completo nero, camicia bianca, cravatta nera), dalle braccia lunghe e sproporzionate rispetto al resto del corpo, la testa calva, il viso privo di lineamenti e tentacoli sul retro del corpo. 



Da quel momento in poi Slenderman riscosse un grande successo, divenendo protagonista di numerose creepypasta e fan art. Addirittura lo Slenderman divenne protagonista di una web serie su YouTube e di svariati videogiochi. Di lì a trasformarsi in una vera e propria leggenda metropolitana il passo fu breve, un mito che da fantastico si è macchiato di realtà fino a divenire centro di uno straziante caso di cronaca nel 2014. 

Rapitore di bambini, lo Slenderman è una creatura sovrannaturale molto lovecraftiana che perseguita le proprie vittime per spingerle alla follia o al suicidio. Nel peggiore dei casi le rapisce per ucciderle. 

Nonostante lo Slender Man abbia meno di 10 anni, è subito assurto al rango di mito.


Diretto dal francese Sylvain White e scritto da David Birke, Slender Man è (per me) un brutto film. Nonostante cerchi infatti di assomigliare ad un horror d'autore (grazie anche alla fotografia di Luca Del Puppo) e di virare prepotentemente nel thriller psicologico, alla fine non si rivela altro che la fusione mal riuscita tra Ouija (il primo) e The Ring (l'originale giapponese), giusto per fare un esempio. Riuscita male perché rispetto al primo film non si accontenta di spaventi facili e tenta di utilizzare uno stile ricercato risultando semplicemente incoerente, mentre rispetto al secondo perde tutta la carica tensiva utilizzando a casaccio stilemi tipici del j horror. 

Protagoniste del film sono quattro adolescenti della provincia americana che per gioco, una notte, tentano di evocare lo Slender Man. Riuscendoci. 

C'è poco da dire: non bastano sequenze oniriche e stilisticamente ricercate per fare dell'horror d'autore. Non serve puntare sulla ricerca formale se alla fine manca la capacità di metterla in atto con cognizione di causa. In Slender Man non c'è coerenza narrativa, prima di tutto: soliti cliché, soliti personaggi abbozzati che tendono alla profondità risultando semplici macchiette, solite sciocchezze atte a caricare le scene di tensione (o di pathos) ma che alla fine risultano semplicemente stupide o scontate, quando non si rivelano irritanti. Se poi i jump scare presenti non riescono neanche a far saltare sulla sedia, allora il disastro è dietro l'angolo: molto meglio i film della Blumhouse, che il più delle volte mantengono quanto promesso. 


Slender Man è una produzione a basso costo e si vede: effetti speciali di basso livello inficiano il film anche a livello visivo. Sylvain White prova allora a puntar tutto sulla sperimentazione (?) e una scena gli riesce anche particolarmente bene (quella ambientana nell'ospedale) ma il più delle volte fa il passo più lungo della gamba, creando la copia della copia di altri film già visti tra oriente, Stati Uniti e Europa. Visto che l'orrore visivo è reso malissimo, tenta la carta di quello psicologico, ma la pochezza di personaggi scritti male non lo permette. Allora non resta che puntare sull'aspetto socio-culturale, ma anche in questo fallisce perché l'America periferica mostrata è superficiale. Infine le dinamiche tra i characters: fallimentari quelle di gruppo, idiote quelle personali. Un teen horror dove non solo il contesto sociale è caratterizzato coi piedi (adulti inesistenti, autorità fantasma, tutto già visto), ma i personaggi agiscono senza cognizione di causa (già visto anche questo). Non basta mettere in scena attori dai volti e dai fisici "comuni" per creare empatia con lo spettatore. 

Il punto più basso però lo si raggiunge con il finale, tra uno spiegone sulla genesi dei miti nell'epoca del web 2.0 e un riferimento velato al cosiddetto "accoltellamento di Slender Man", dando senso alla comunque esagerata polemica sorta dopo la relase del primo trailer.

Insomma, Slender Man vorrebbe essere più di un classico teen horror americano, ma si rivela l'incarnazione di tutti i difetti che affliggono il genere. Questo film non fa paura, non è d'atmosfera, è solo banale e pretenzioso. E io, piccolo spettatore ignorante, posso passare su tutto, ma non su quest'ultima cosa. 

Commenti

  1. Già mi ispirava poco, adesso… però la cosiddetta "scena onirica" mi ha incuriosito ^^'

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    1. Sì ma non è nulla di che, se il film è 4 quella scena è 6 quindi non ti aspettare molto :D

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  2. Il trailer di suo mi diceva poco, vorrei comunque tentare di vederlo, magari un po' più in la.

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    1. Aspetta un passaggio televisivo o comunque non spenderci soldi che non ne vale davvero la pena.

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  3. Sinceramente non ci vedo niente di così pauroso, tuttavia gli darò un'occasione ;)

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    1. Io lo sconsiglio, però lo so che certe volte resistere ad un film horror al cinema è dura :P

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