Girl (di Lukas Dhont, 2018)


L'adolescenza è un periodo difficile, tanto da un punto di vista scientifico quanto umano. E' il momento in cui il corpo cerca di raggiunge il proprio pieno sviluppo, il cervello diviene vittima di una certa instabilità chimica, il cuore comincia a perdere i primi battiti. L'adolescenza è un'età difficile perché giovani adulti/vecchi bambini cominciano a cercare una propria dimensione. Non è facile, non è semplice per nulla vivere nell'indefinito dell'essere. Ancor di più se l'indefinito ce lo portiamo addosso, nella carne, come fa Lara, la protagonista di Girl.

Girl è un film belga del 2018, scritto e diretto da Lukas Dhont. Presentato al Festival di Cannes (dove ha riscosso un importante successo) e prossimamente candidato agli Oscar nella sezione "miglior film straniero", è un'opera assolutamente difficile per quanto è bella. Perché la bellezza è complicata. La bellezza è nei posti in cui meno te la aspetti. Girl è un film bello, bellissimo, perché fa male, spietato nella propria delicatezza. Dolce nella tensione continua che trasmette. E quando la delicatezza è spietata, fa male più di uno schiaffo. 

Lara è un ragazzo di 15 anni, un transgender che lotta per ottenere il cambio di sesso desiderato e per splendere come futura stella della danza. Due percorsi diversi ma ugualmente difficili. Per ottenere quel che desidera davvero, Lara dovrà lottare. Ma non è già l'adolescenza una lotta spietata contro se stessi e contro il mondo?


Girl è arrivato qui da noi, in Italia, in quattro sale in croce e non stento a comprenderne i motivi. Non è all'altezza, il nostro paese, di un film come questo, che parla di quanto vivere sia spietato, di quanto l'evidenza sia un'illusione in cui noi esseri umani ci trinceriamo per acquisire una sicurezza che il mondo non concede, che la natura ci nega. A partire dalla sessualità, che da sempre inquadriamo in due semplici generi ma che non basta a rivelare la complessità biologica (e interiore) di cui siamo parte. Lara se ne rende conto sulla propria pelle e per questo non riesce ad accettarsi. Lara, non Victor, di cui vediamo solo le vestigia di carne in alcuni momenti del film. Lara, una ragazza intrappolata in un corpo di uomo che le impedisce di essere se stessa, quello che vorrebbe, ciò che sente dentro e che non comprende ancora. Un corpo che deve lottare contro se stesso anche durante la danza, resa da Dhont come una vera e propria battaglia tanto contro il mondo quanto contro l'interiorità che esprime.

La (futura) transessualità e la danza quindi diventano due facce della stessa medaglia, due modi per esprimere quel sentimento che il personaggio di Lara (interpretato da un ottimo Victor Polster, alla sua prima prova d'attore) è costretto a subire nel momento più delicato di tutti: l'adolescenza. E che incarna con la molteplicità delle emozioni tra sorrisi che divengono pianto, nel dolore che si fa sangue sulle dita dei piedi, in uno specchio che - attraverso una semi soggettiva - racconta lo sguardo della protagonista spingendoci a farlo divenire anche un po' il nostro. Cambiamento nel cambiamento, insomma. Tanto da un punto di vista umano, di genere e poi sessuale, quanto da quello artistico. Lara è costretta a cambiare due volte mentre è costretta alla transizione a cui la natura la costringe e sottopone tutti noi. E vorrebbe essere ma non può, non si accetta e combatte anche contro se in un'indeterminatezza che diviene prigione da cui tenterà di evadere con la forza in un finale tanto drammatico quando dolce, senza barocchismi, senza voyerismo


Girl è quindi un film che parla di quanto crescere faccia male, di quanto sia difficile sfuggire all'indeterminatezza e cercarsi senza trovarsi mai. Lo fa in maniera spietata, ma intrisa di una dolcezza che lascia sempre spazio alla speranza. Girl non nega mai un lieto fine, ma è una lotta contro la carne costante e annichilente. Ce ne rendiamo conto nelle bellissime scene di danza, che vorticano su loro stesse e schiacciano lo spettatore turbandolo. Nelle scene di allenamento in cui emerge il dolore, cane rabbioso da addomesticare. Nelle tenerissime pur quando violente scene di confronto tra Lara e suo padre, una battaglia dalla dolcezza disarmante. Nei momenti in cui Lara è sola con se stessa nel confronto più duro di tutti. Ecco quindi che i discorsi su genere e sesso divengono metafora né più né meno che quelli artistico/sportivi. 

Intanto la bellezza emerge. Non è quella a cui siamo stati abituati. La bellezza è nelle lacrime, nelle incertezze, nei difetti. Nel dolore e nei sorrisi. Nel sesso e nello scherno. Spesso sbagliamo e la cerchiamo nei posti sbagliati. Girl è un film bellissimo nella sua imperfezione, nel suo reiterarsi continuamente, nel suo non cercare ad ogni costo lo sbigottimento del pubblico o il suo compiacimento. Un film che cade e si rialza continuando sulla sua strada, estenuante, teso, tenero. Nonostante non me ne sia innamorato (non potendolo far mio per ovvi motivi) e partissi senza spettativa alcuna, mi ha colpito e ancora sono qui a pensarci. 
Niente più parole però. Adesso balliamo. 

Commenti

  1. Bellissima recensione, complimenti.
    Il film mi incuriosisce molto, spero di poterlo recuperare presto

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