La narrativa horror che fa paura per i motivi sbagliati.


Come penso sappiate, a fine Febbraio è uscito il mio primo romanzo, un horror apocalittico dal titolo Così Venne la Notte.
Un horror, perché è questo il mio genere preferito (insieme al sentimentale) ed è con questo che volevo misurarmi nella mia prima prova sulla lunga distanza. Ho fatto quindi quello che preferivo fare, senza stare a pensare al pubblico a cui mi rivolgevevo, una nicchia (questo lo sapevo già) che però non avrei mai immaginato così piccola.

In questi giorni (mesi) di promozione mi sono infatti reso conto di quanto la narrativa horror non solo sia poco letta, ma soprattutto poco apprezzata e di quanto faccia paura.

Per prima cosa ci sono le librerie: quelle, quando sentono parlare di horror, si spaventano. Non un certo timore che è bene che il genere incuta, ma un vero e proprio terrore. A dirla tutta, spesso e volentieri preferiscono non aver nulla a che fare con questo tipo di pubblicazione e non vogliono ospitare volumi o presentazioni di questo tipo al grido di "io in queste cose non voglio entrarci". Inizialmente pensavo fosse solo un atteggiamento diretto verso autori sconosciuti ed emergenti/esordienti, ma indagando più a fondo mi sono reso conto che non è così. E' proprio l'horror a "far paura", ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe. Per di più, quando si chiede al libraio di turno come mai ospiti volumi di Stephen King o Edgar Allan Poe sui propri scaffali, ci si sente rispondere "perché, sono horror quei libri?". 

Allora io non capisco: in primo luogo che librai siano, come ragionino e come facciano a ritenersi tali. In secondo luogo, se si tratti di un atteggiamento prettamente commerciale, del tipo "finché vende mi prendo in bottega anche il libro scritto da Charles Manson". Io protendo per la seconda, ma anche la prima opzione mi appare molto più che realistica. Rifiutare un libro (per un piccolo libraio, intendiamoci) che non conosci e di cui non ti interessa sapere nulla e sintomo di mancato amore per il proprio lavoro. Molto meglio quei librai che hanno richiesto una scheda dell'opera prima di rifiutare e, magari, la possibilità di leggere il volume per capire se potesse essere di proprio interesse e, quindi, consigliabile.


Poi ci sono i lettori, quelli che i libri dovrebbero leggerli e che, appena sentono la parola horror, si fanno il segno della croce e cambiano strada. Nemmeno vicino ti vogliono respirare. Anche in questo caso non si tratta di mancanza di fiducia nello scrittore emergente: tra un horror e un (che ne so) fantasy dello sconosciuto di turno, verrà scelto con molta probabilità il fantasy (o il romance, o la narrativa mainstream). 
Che poi è l'atteggiamento ad infastidirmi: una cosa è dire "non leggo l'horror", un'altra è dire "mio Dio, ti prego, no, vade retro". 

Insomma, mentre il cinema horror riempie le sale, la narrativa horror non trova spazio.

E gli appassionati del genere?

Quelli mi chiedo dove siano, se ci siano, se in realtà non siano appassionati di un autore più che di una tipologia. Che poi, approcciarsi a scrittori sconosciuti di case editrici sconosciute non è da tutti, lo so bene. Lo capisco pure. Ma definirsi appassionati per poi, a prescindere, rifiutare l'approccio con qualcosa di nuovo mi sembra fuori dal mondo, il non voler sapere prima del non voler acquistare.

Non faccio di tutta l'erba un fascio, ma la situazione è veramente critica se guardata dal mio punto di vista. Allora ditemi voi: sono stato sfortunato io oppure è una situazione generalizzata?

Quindi, ad oggi, scriverei di nuovo questo romanzo? Sì, lo farei. Ma non sono sicuro di voler scrivere un altro horror. Per fortuna amo anche altre tipologie di romanzo.

Commenti

  1. C'è molta paura del nuovo, specie in un settore come quello horror in cui grazie anche al cinema e alla Tv, oramai è difficile che si possa leggere qualcosa di nuovo e che esca dai cliché narrativi di sempre.
    Allo stesso tempo è un genere "dominato" da alcuni autori che si sono fatti la fama, ma che ormai vivono di rendita, ed a malincuore Stephen è tra questi.
    Sembra che debba per forza pubblicare due, tre libri l'anno, mentre una volta per leggere qualcosa di suo, aspettavi molto di più.
    Detto questo, non è un semplice problema tuo, ma di tutta la narrativa di genere, e vale anche per il fantasy e la fantascienza.
    Pensa che a parte King, Lindqvist e pochi altri, tutti i romanzieri horror sono ormai roba di ultra-nicchia e spesso fuori catalogo.
    In bocca al lupo per il romanzo!
    Di questi tempi, per avere fortuna, dovresti provare a farti pubblicizzare dalle bookstagrammer di successo, ma credo che dovrebbe essere più compito della tua casa editrice che tuo.
    Ormai gran parte della pubblicità passa di lì.
    Buona Pasqua!

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    Risposte
    1. Purtroppo però le piccole case editrici hanno pochi mezzi e fanno quel che possono (in base appunto alle possibilità). Questo in linea di massima.

      Sul ruolo degli influencer, verissimo. Ma qui si potrebbe aprire un ulteriore discussione. Probabilmente ci scriverò un post a riguardo.

      Il problema della "nicchia" invece, è la nomea che ha acquisito. Horror al cinema vuol dire tanti soldini (tra alti e bassi) mentre in editoria vuol dire nulla. Se consideriamo che nemmeno chi fa parte della nicchia in realtà si interessa alle novità, si chiude un cerchio.

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